01. L’essenza della duʿāʾ nel Corano e nella lingua araba
Allah dice nel Sacro Corano: «Il vostro Signore ha detto: “InvocateMi e vi risponderò”» (Ghāfir 40:60). Nella lingua araba, la radice d-ʿ-w (د ع و) significa chiamare, rivolgersi a qualcuno e chiedere. Nel testo coranico questa radice ricorre 207 volte, di cui 205 versetti sono direttamente attinenti alla supplica. L’imām Abū Sulaymān al-Khaṭṭābī definiva l’essenza della supplica come la manifestazione, da parte dei servi, del loro profondo bisogno spirituale (iftiqār — إِفْتِقَارٌ) dinanzi al Creatore e la completa rinuncia alla propria forza e potenza (at-tabarri min al-ḥawl wa al-quwwa — التَّبَرِّي مِنَ الْحَوْلِ وَالْقُوَّةِ).
Il qadi Abu Bakr ibn al-Arabi la definiva come la richiesta del servo al suo Signore di cura e aiuto (istid‘a al-‘abd rabbahu al-‘inaya wa istimdaduhu al-ma‘una).
02. Duʿāʾ al-masʾala e duʿāʾ al-ʿibāda
Lo shaykh al-Islām Ibn Taymiyya e l’imām Ibn al-Qayyim chiarirono che le invocazioni coraniche si dividono in due categorie. Duʿāʾ al-masʾala (دُعَاءُ الْمَسْأَلَةِ) è la supplica: la richiesta specifica di un bene o di essere preservati da un male, che si tratti del perdono, della guida, della salute, del sostentamento o della salvezza dal Fuoco. Duʿāʾ al-ʿibāda (دُعَاءُ الْعِبَادَةِ) è l’adorazione: la lode, il riconoscimento dell’Unicità di Allah, il tasbīḥ e la preghiera. Adorando, l’uomo chiede con il suo stesso atto una ricompensa e protezione.
Ibn Taymiyya osservava la saggezza insita nel fatto che la maggior parte delle invocazioni coraniche comincia con il nome «ar-Rabb» (الرَّبّ): esso indica la creazione, il sostentamento, la cura, il miglioramento della condizione e la protezione, aspetti che corrispondono all’essenza della richiesta di aiuto.
03. La superiorità delle suppliche tramandate
L’Altissimo Allah dice nel Corano: «Insegnò ad Adamo tutti i nomi…» (al-Baqara 2:31). Le suppliche rivelate nel Corano e tramandate dal Profeta Muḥammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) (al-adʿiyya al-maʾthūra — الْأَدْعِيَةُ الْمَأْثُورَةُ) godono di una superiorità assoluta rispetto a qualsiasi preghiera formulata autonomamente dall’uomo. Si distinguono per la ricchezza dei significati (jawāmiʿ al-kalim — جَوَامِعُ الْكَلِمِ), la perfezione dell’etichetta della supplica e la comprovata assenza di eccessi o errori. Invitiamo ogni musulmano a memorizzare queste duʿāʾ coraniche, a rivolgersi con esse al proprio Signore e a insegnarle alla propria famiglia e ai propri figli.
04. Cinque forme grammaticali e retoriche dell’invocazione
Nella retorica araba (balāgha), il discorso rivolto dalla creatura al Creatore perde il tono imperativo e diventa una supplica umile. Nel Corano il duʿāʾ si esprime attraverso cinque forme.
- Modo imperativo (fiʿl al-amr — فِعْلُ الْأَمْرِ). «Concedi», «Perdona», «Rafforza»: più di 230 contesti.
- Costruzioni proibitive (asālīb an-nahy — أَسَالِيبُ النَّهْيِ). Invocazione per essere preservati dal male: «Non punirci», «Non sviare i nostri cuori».
- Maṣdar sostitutivo (al-maṣdar an-nāʾib — الْمَصْدَرُ النَّائِبُ). Formule concise di contrizione, come «Ghufrānaka» (2:285).
- Descrizione della condizione di bisogno (lisān al-ḥāl — لِسَانُ الْحَالِ). Le parole di Mosè: «Signore, ho bisogno di qualsiasi bene Tu faccia scendere»; le parole di Giobbe: «Il male mi ha colpito».
- Domanda retorica (asālīb al-istifhām — أَسَالِيبُ الِاسْتِفْهَامِ). Le parole di Mosè: «Ci distruggerai forse per ciò che hanno fatto gli stolti fra noi?»
05. Perché la raccolta contiene 60 suppliche su oltre 230
Se si considera la forma grammaticale rigorosa, l’imperativo (fiʿl al-amr — فِعْلُ الْأَمْرِ), rivolto dal basso verso l’alto, dalla creatura al Creatore, ricorre nel Corano più di 230 volte. Tuttavia, questa raccolta accademica comprende proprio 60 suppliche canoniche, selezionate secondo i seguenti criteri giuridici islamici e metodologici.
- Criterio relativo al soggetto. La raccolta include esclusivamente le invocazioni benedette dei Profeti e dei Messaggeri (pace su di loro), dei credenti retti e degli angeli che portano il Trono. Sono escluse le grida degli abitanti dell’Inferno, le suppliche degli empi e la richiesta di Iblīs di ottenere una dilazione, poiché nel Corano sono riportate come ammonimento escatologico e non come esempio da seguire nella pratica.
- Unificazione dei nuclei di significato. I testi di supplica composti da più versetti (ad esempio, 2:127–128, 2:285–286, 3:191–194, 25:65–74) sono riuniti in formule complete, anziché essere suddivisi in frasi separate.
- Enfasi sulla duʿāʾ di richiesta. Sono state selezionate suppliche già formulate, che contengono una richiesta diretta o indiretta di bene e salvezza e sono particolarmente adatte a essere memorizzate e recitate nella preghiera rituale (duʿāʾ al-masʾala — دُعَاءُ الْمَسْأَلَةِ).
Contenuti
Ogni invocazione è accompagnata dal testo arabo, dalla traslitterazione, dalla traduzione del significato, dall’analisi delle sue particolarità, dal tafsīr e da un ḥadīth a conferma.