Duʿāʾ 13 Protezione dal male 4 min di lettura

Invocazione degli oppressi della Mecca

Gli uomini, le donne e i bambini oppressi alla Mecca 4:75
Testo arabo

رَبَّنَا أَخْرِجْنَا مِنْ هَٰذِهِ الْقَرْيَةِ الظَّالِمِ أَهْلُهَا، وَاجْعَلْ لَنَا مِنْ لَدُنْكَ، وَلِيًّا، وَاجْعَلْ لَنَا مِنْ لَدُنْكَ نَصِيرًا.

رَبَّنَا أَخْرِجْنَا مِنْ هَٰذِهِ الْقَرْيَةِ الظَّالِمِ أَهْلُهَا وَاجْعَلْ لَنَا مِنْ لَدُنْكَ وَلِيًّا وَاجْعَلْ لَنَا مِنْ لَدُنْكَ نَصِيرًا

Il testo arabo è riportato secondo il Corano con i segni vocalici. النساء 4:75
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Voce
Traslitterazione Rabbanā akhrijnā min hādhihi al-qaryati al-ẓālimi ahluhā, wajʿal lanā min ladunka waliyyan, wajʿal lanā min ladunka naṣīrā.
Traduzione del significato
Hamza Roberto PiccardoIT

Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: «Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato» ?

Significato e particolarità

Forme verbali: «akhrijnā» (أَخْرِجْنَا) e «ijʿal» (اجْعَلْ). È l’invocazione degli uomini, delle donne e dei bambini deboli e oppressi, che vivevano sotto il giogo della tirannia alla Mecca.

Commento e insegnamenti

Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī

Questo è un incitamento di Allah ai Suoi servi credenti e uno sprone a combattere per la Sua causa; tale dovere è diventato per loro obbligatorio, e il grave rimprovero è rivolto loro per averlo trascurato. Allah dice: «Che cosa avete, perché non combattete per la causa di Allah?», mentre tra voi vi sono uomini, donne e bambini oppressi, incapaci di trovare un espediente e di orientarsi verso una via. Eppure i loro nemici hanno inflitto loro la più grave ingiustizia.

Essi invocano Allah affinché li faccia uscire da questa città, i cui abitanti sono ingiusti verso sé stessi con la miscredenza e l’associazionismo, e verso i credenti con le vessazioni, l’ostacolo posto sul cammino di Allah, l’impedimento alla predicazione della loro religione e alla migrazione. Invocano Allah affinché conceda loro, da parte Sua, un protettore e un soccorritore che li salvi da questa città i cui abitanti sono ingiusti. Combattere in queste circostanze rientra nella difesa delle vostre famiglie, dei vostri figli e delle vostre donne; non è come combattere per avidità nei confronti dei miscredenti.

Quest’ultimo, pur avendo un merito immenso e pur meritando chi vi si sottrae un severissimo rimprovero, è inferiore per ricompensa e beneficio al combattimento volto a liberare gli oppressi tra voi: questo consiste nel respingere i nemici.

Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr

L’Altissimo sprona i Suoi servi credenti a combattere per la Sua causa e a impegnarsi per liberare gli oppressi alla Mecca: uomini, donne e bambini, insofferenti di restarvi. Perciò l’Altissimo dice: «Coloro che dicono: “Signore, facci uscire da questa città”», cioè dalla Mecca, come nella Sua parola: «E quante città, più forti della tua città che ti ha cacciato…» (Muhammad, 13). Poi la descrive dicendo: «i cui abitanti sono ingiusti; e concedici da parte Tua un protettore e concedici da parte Tua un soccorritore», vale a dire: suscitaci da parte Tua un protettore e un soccorritore.

Al-Bukhari disse: «Ci ha riferito ʿAbd Allāh ibn Muḥammad, che disse: ci ha riferito Sufyān, da ʿUbayd Allāh, il quale disse: ho sentito Ibn ʿAbbās dire: “Io e mia madre eravamo tra gli oppressi”». Ci ha riferito Sulaymān ibn Ḥarb, che disse: ci ha riferito Ḥammād ibn Zayd, da Ayyūb, da Ibn Abī Mulayka, che Ibn ʿAbbās recitò: «eccetto gli uomini, le donne e i bambini oppressi», e disse: «Io e mia madre eravamo tra coloro che Allah, l’Eccelso e il Maestoso, ha scusato». Muhammad: 13; mio padre.

Tafsīr di al-Baghawī

Quanto alla parola dell’Altissimo: «Che cosa avete, perché non combattete?», cioè: perché non lottate, «per la causa di Allah», ossia nell’obbedienza ad Allah: rimprovera loro di aver trascurato il combattimento.

«E per gli oppressi»: cioè a favore degli oppressi. Ibn Shihāb disse: «Per la causa degli oppressi, al fine di liberarli». È stato anche detto: per liberare gli oppressi dalle mani degli associatori. Alla Mecca si trovava un gruppo di uomini, donne e bambini che subivano molte vessazioni da parte degli associatori.

«Coloro che» invocano e «dicono: “Signore, facci uscire da questa città, i cui abitanti sono ingiusti”»: si riferisce alla Mecca. «Ingiusti» significa associatori; «i suoi abitanti» indica la città i cui abitanti sono associatori. La parola «ingiusti» è al caso genitivo perché è un attributo degli abitanti; poiché gli abitanti sono ricondotti alla città, è come se l’azione fosse attribuita alla città stessa. È come dire: «Sono passato accanto a un uomo il cui occhio è bello».

«E concedici da parte Tua un protettore», cioè qualcuno che si prenda cura dei nostri affari; «e concedici da parte Tua un soccorritore», cioè qualcuno che ci protegga dal nemico. Allah esaudì la loro invocazione: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, conquistò la Mecca, nominò ʿAttāb ibn Asīd loro governatore e lo rese un soccorritore, affinché rendesse giustizia agli oppressi contro gli ingiusti.

Ḥadīth a conferma

Nel «Ṣaḥīḥ al-Bukhārī» (n. 4587) è narrato da Ibn ʿAbbās che disse: «Io e mia madre eravamo tra gli oppressi di cui Allah ha parlato…»

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