Invocazione per essere salvati dall’Inferno
رَبَّنَا اصْرِفْ عَنَّا عَذَابَ جَهَنَّمَ، إِنَّ عَذَابَهَا كَانَ غَرَامًا، إِنَّهَا سَاءَتْ مُسْتَقَرًّا، وَمُقَامًا.
رَبَّنَا اصْرِفْ عَنَّا عَذَابَ جَهَنَّمَ إِنَّ عَذَابَهَا كَانَ غَرَامًا إِنَّهَا سَاءَتْ مُسْتَقَرًّا وَمُقَامًا
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coloro che invocano: «Signore, allontana da noi il castigo dell’Inferno, che in verità questo è un castigo perpetuo; qual tristo rifugio e soggiorno!»;
La forma verbale «ṣrif» (اصْرِفْ — allontana) è un imperativo. La qualità fondamentale dei «servi del Misericordioso» (ʿibād ar-Raḥmān) è l’unione tra le opere pie e il timore del castigo.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«E coloro che dicono: “Signore nostro, allontana da noi il castigo dell’Inferno”»: vale a dire, tienilo lontano da noi preservandoci dalle cause che vi conducono e perdonando ciò che abbiamo commesso e che meriterebbe il castigo.
«In verità, il suo castigo è perpetuo»: cioè rimane inseparabilmente legato a coloro che vi si trovano, come il creditore al proprio debitore.
«In verità, è un tristo rifugio e soggiorno»: lo dicono supplicando il loro Signore e mostrando quanto abbiano bisogno di Lui e come non siano in grado di sopportare quel castigo. Così ricordano il favore di Dio nei loro confronti: quanto più grande e terribile è la calamità da cui si viene preservati, tanto più grande è il sollievo e intensa la gioia per esserne stati liberati.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
Per questo Egli dice: «E coloro che dicono: “Signore nostro, allontana da noi il castigo dell’Inferno; in verità, il suo castigo è perpetuo”», cioè è costante e duraturo. Come disse il poeta: «Se punisce, è un tormento incessante; se invece dona generosamente, non se ne cura».
Per questo al-Ḥasan, riguardo alle parole «In verità, il suo castigo è perpetuo», disse: «Tutto ciò che colpisce il figlio di Adamo e poi cessa non è un tormento perpetuo; lo è soltanto ciò che perdura finché durano i cieli e la terra». Lo stesso disse Sulaymān at-Taymī. Muḥammad ibn Kaʿb disse: «“In verità, il suo castigo è perpetuo” significa: ciò di cui godettero nella vita terrena. Dio chiese ai miscredenti conto dei favori, ma essi non li restituirono; perciò impose loro di pagarne il debito e li fece entrare nel Fuoco». Questa è la spiegazione di al-Quraẓī.
«In verità, è un tristo rifugio e soggiorno»: cioè, che pessima dimora da vedere e che pessimo luogo di sosta!
Ibn Abī Ḥātim riferì, a proposito delle parole «In verità, è un tristo rifugio e soggiorno»: «Mio padre ci narrò: al-Ḥasan ibn ar-Rabīʿ ci narrò: Abū al-Aḥwaṣ ci narrò, da al-Aʿmash, da Mālik ibn al-Ḥārith, che disse: “Quando un uomo viene gettato nel Fuoco, vi precipita. Quando giunge presso una delle sue porte, gli viene detto: ‘Fermati, finché non ti sarà offerto un dono’. Gli viene allora data da bere una coppa di veleno di serpenti e scorpioni. La pelle si stacca separatamente, e così i capelli, i nervi e le vene”».
Disse inoltre: «Mio padre ci narrò: al-Ḥasan ibn ar-Rabīʿ ci narrò: Abū al-Aḥwaṣ ci narrò, da al-Aʿmash, da Mujāhid, da ʿUbayd ibn ʿUmayr, che disse: “Nel Fuoco vi sono caverne con serpenti grandi come cammelli bactriani e scorpioni grandi come muli neri. Quando i dannati vengono gettati nel Fuoco, quelli escono dalle loro tane, afferrano le loro labbra, la pelle e i capelli, e strappano loro la carne fino ai piedi. Quando avvertono il calore del Fuoco, tornano indietro”».
L’imām Aḥmad disse: «Al-Ḥasan ibn Mūsā ci narrò: Salām — cioè Ibn Miskīn — ci narrò, da Abū Ẓilāl, da Anas ibn Mālik, che Dio sia compiaciuto di lui, dal Profeta ﷺ, il quale disse: “Un servo nell’Inferno griderà per mille anni: ‘O Misericordioso, o Munifico!’ Allora Dio dirà a Jibrīl: ‘Va’ e portami questo Mio servo’. Jibrīl si metterà in cammino e troverà gli abitanti del Fuoco riversi a terra, piangenti. Tornerà dal suo Signore, glorioso ed eccelso, e Lo informerà.
Dio dirà: ‘Portamelo: si trova in tale e tal luogo’. Jibrīl lo condurrà e lo farà stare davanti al suo Signore, glorioso ed eccelso. Dio gli dirà: ‘Servo Mio, come hai trovato il luogo in cui eri e la tua dimora?’ Egli risponderà: ‘Signore, un luogo pessimo e una dimora pessima’.
Dio dirà: ‘Rimandate indietro il Mio servo’. Egli dirà: ‘Signore, non speravo, dopo che mi avevi fatto uscire da esso, che mi ci avresti rimandato!’ Allora Dio dirà: ‘Lasciate andare il Mio servo…’»
Tafsīr di al-Baghawī
«In verità, è un tristo rifugio e soggiorno»: cioè, che pessimo luogo di permanenza e dimora.
Le parole dell’Altissimo: «E coloro che dicono: “Signore nostro, allontana da noi il castigo dell’Inferno; in verità, il suo castigo è perpetuo”». «Perpetuo» significa insistente, durevole e inseparabile da chi, tra i miscredenti, ne viene colpito. Da qui deriva il nome *gharīm* per il creditore: reclama il suo diritto, insiste con il debitore e gli rimane accanto. Muḥammad ibn Kaʿb al-Quraẓī disse: «Dio chiese ai miscredenti il prezzo dei Suoi favori, ma essi non lo pagarono; così impose loro di saldare il debito e rimasero nel Fuoco».
Al-Ḥasan disse: «Ogni creditore si separa dal proprio debitore, tranne l’Inferno». *Gharām* significa anche un male inseparabile; secondo un’altra interpretazione, significa rovina.
In Ṣaḥīḥ Muslim (n. 2742) si tramanda che il Profeta Muḥammad chiedesse sempre protezione dal tormento dell’Inferno al termine di ogni preghiera.