Duʿāʾ 60 Protezione dal male 47 min di lettura

Protezione dai mali e dai sussurri

Il Profeta Muhammad ﷺ 113:1–5 / 114:1–6
Testo arabo
1  Sura 113 · Al-Falaq الفلق

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ الْفَلَقِ مِنْ شَرِّ مَا خَلَقَ، وَمِنْ شَرِّ غَاسِقٍ إِذَا وَقَبَ، وَمِنْ شَرِّ النَّفَّاثَاتِ فِي الْعُقَدِ، وَمِنْ شَرِّ حَاسِدٍ إِذَا حَسَدَ.

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ الْفَلَقِ مِنْ شَرِّ مَا خَلَقَ وَمِنْ شَرِّ غَاسِقٍ إِذَا وَقَبَ وَمِنْ شَرِّ النَّفَّاثَاتِ فِي الْعُقَدِ وَمِنْ شَرِّ حَاسِدٍ إِذَا حَسَدَ

2  Sura 114 · An-Nas الناس

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ النَّاسِ، مَلِكِ النَّاسِ، إِلَٰهِ النَّاسِ، مِنْ شَرِّ الْوَسْوَاسِ الْخَنَّاسِ، الَّذِي يُوَسْوِسُ فِي صُدُورِ النَّاسِ، مِنَ الْجِنَّةِ، وَالنَّاسِ.

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ النَّاسِ مَلِكِ النَّاسِ إِلَٰهِ النَّاسِ مِنْ شَرِّ الْوَسْوَاسِ الْخَنَّاسِ الَّذِي يُوَسْوِسُ فِي صُدُورِ النَّاسِ مِنَ الْجِنَّةِ وَالنَّاسِ

Il testo arabo è riportato secondo il Corano con i segni vocalici. الفلق · الناس 113:1–5 / 114:1–6
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Traslitterazione Bismi llāhi r-Raḥmāni r-Raḥīm. Qul aʿūdhu bi-rabbi l-falaq, min sharri mā khalaq, wa-min sharri ghāsiqin idhā waqab, wa-min sharri n-naffāthāti fi l-ʿuqad, wa-min sharri ḥāsidin idhā ḥasad. Bismi llāhi r-Raḥmāni r-Raḥīm. Qul aʿūdhu bi-rabbi n-nās, maliki n-nās, ilāhi n-nās, min sharri l-waswāsi l-khannās, alladhī yuwaswisu fī ṣudūri n-nās, mina l-jinnati wa-n-nās.
Traduzione del significato
Hamza Roberto PiccardoIT

Di’: «Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente, contro il male di ciò che ha creato, e contro il male dell’oscurità che si estende e contro il male delle soffianti sui nodi , e contro il male dell’invidioso quando invidia» . Di’: «Mi rifugio nel Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini, contro il male del sussurratore furtivo, che soffia il male nei cuori degli uomini, che [venga] dai dèmoni o dagli uomini».

Significato e particolarità

Forma: le sure conclusive del Muṣḥaf, al-Muʿawwidhatayn (المعوذتين, le due sure della richiesta di protezione). Sono il principale scudo del musulmano contro il malocchio, la stregoneria, l’invidia e i suggerimenti insinuanti degli shayṭān tra i jinn e gli esseri umani.

Commento e insegnamenti

Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī

«E contro il male dell’invidioso quando invidia»: l’invidioso è colui che desidera che la benedizione scompaia da chi ne è oggetto e si adopera per farla venir meno, servendosi di tutti i mezzi di cui è capace. Perciò occorre cercare rifugio in Allah contro il suo male e vanificare i suoi intrighi. Tra gli invidiosi rientra anche chi causa il malocchio, poiché il malocchio proviene soltanto da un invidioso di indole malvagia e animo corrotto.

Questa sūra comprende dunque la richiesta di protezione da ogni sorta di male, in generale e in particolare, e indica che la stregoneria è una realtà il cui danno si teme e dalla quale, come da coloro che la praticano, ci si rifugia in Allah.

«Di’», cercando protezione: «Mi rifugio», cioè mi rivolgo, mi riparo e mi metto al sicuro, «nel Signore dell’alba nascente», Colui che fa spuntare il seme e il nocciolo e fa sorgere il mattino.

Dopo aver menzionato ciò che è generale, specifica: «E contro il male dell’oscurità quando si addensa», cioè contro il male che si manifesta nella notte, quando essa avvolge le persone e vi si diffondono molti spiriti malefici e animali nocivi.

«Contro il male di ciò che ha creato»: ciò comprende tutto quello che Allah ha creato, esseri umani, jinn e animali. Ci si rifugia quindi nel Creatore contro il male che si trova nelle Sue creature.

«E contro il male delle soffianti sui nodi», cioè contro il male delle streghe che ricorrono, per praticare la loro stregoneria, al soffio sui nodi che stringono a tale scopo.

Questa sūra comprende la richiesta di protezione nel Signore degli uomini, nel loro Sovrano e nel loro Dio, contro Satana, che è l’origine e la fonte di tutti i mali. Tra le sue tentazioni e i suoi mali vi è il fatto che insinua suggerimenti nei cuori degli uomini: rende bello il male, lo presenta loro in una forma attraente e stimola la loro volontà a compierlo; rende invece ripugnante il bene, li scoraggia dal farlo e glielo mostra in una forma diversa da quella che ha realmente.

Egli continua a comportarsi così: sussurra e poi si ritrae, cioè si allontana quando il servo ricorda il suo Signore e cerca il Suo aiuto per respingerlo. È dunque opportuno cercare rifugio e protezione nella signoria di Allah su tutti gli uomini. Tutte le creature sono sottoposte alla Sua signoria e al Suo dominio: Egli tiene ogni creatura per il ciuffo.

E occorre cercare protezione nella Sua divinità, per la quale li ha creati; essa non può compiersi per loro se non respingendo il male del loro nemico, che vuole distoglierli da essa e frapporsi tra loro e essa, e vuole farli diventare suoi seguaci, affinché siano tra gli abitanti del Fuoco ardente. Il sussurratore può essere tanto tra i jinn quanto tra gli esseri umani; per questo Allah dice: «tra i jinn e gli uomini».

Lode ad Allah, Signore dei mondi, in principio e alla fine, in pubblico e in privato. Gli chiediamo di completare il Suo favore e di perdonarci i peccati che si sono frapposti tra noi e molte delle Sue benedizioni, e gli errori e i desideri che hanno distolto i nostri cuori dalla riflessione sui Suoi versetti. Speriamo e confidiamo in Lui, affinché non ci privi del bene che è presso di Lui a causa del male che è in noi: in verità, soltanto i miscredenti disperano del sollievo di Allah e soltanto gli sviati perdono la speranza nella Sua misericordia.

Allah benedica e conceda la pace al Suo Messaggero Muhammad, alla sua famiglia e a tutti i suoi Compagni, con benedizioni e pace continue per sempre. Lode ad Allah, per la cui grazia si compiono le opere buone.

Il Libro di Allah è stato interamente commentato, con il Suo aiuto e il Suo benevolo sostegno, da colui che lo ha raccolto e scritto, ʿAbd al-Raḥmān ibn Nāṣir ibn ʿAbd Allāh, noto come Ibn Saʿdī. Allah perdoni lui, i suoi genitori e tutti i musulmani. Ciò avvenne il primo giorno di Rabīʿ al-Awwal dell’anno 1344 dall’Egira di Muḥammad ﷺ. Completato, con la lode ad Allah.

Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr

Commento alle due sure al-Muʿawwidhatayn, entrambe medinesi.

L’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito ʿAffān, da Ḥammād ibn Salama, che ci ha informato ʿĀṣim ibn Bahdala, da Zirr ibn Ḥubaysh, il quale disse: “Chiesi a Ubayy ibn Kaʿb: ‘Ibn Masʿūd non scrive le due sure della richiesta di protezione nel suo muṣḥaf?’ Egli rispose: ‘Attesto che il Messaggero di Allah ﷺ mi riferì che Gabriele ﷺ gli aveva detto: “Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente”; e io lo dissi. Poi disse: “Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini”; e io lo dissi. Noi dunque diciamo ciò che disse il Profeta ﷺ’”».

Abū Bakr al-Ḥumaydī lo trasmise nel suo Musnad da Sufyān ibn ʿUyayna, che disse: «Ci riferirono ʿAbda ibn Abī Lubāba e ʿĀṣim ibn Bahdala, i quali avevano udito Zirr ibn Ḥubaysh dire: “Chiesi a Ubayy ibn Kaʿb delle due sure della richiesta di protezione e dissi: ‘Abū al-Mundhir, tuo fratello Ibn Masʿūd le cancella dal muṣḥaf’. Egli rispose: ‘Chiesi al Messaggero di Allah ﷺ e lui disse: “Mi è stato detto: Di’, e io ho detto”. Noi dunque diciamo come disse il Messaggero di Allah ﷺ’”».

Aḥmad disse: «Ci ha riferito Wakīʿ, da Sufyān, da ʿĀṣim, da Zirr, che disse: “Chiesi a Ibn Masʿūd delle due sure della richiesta di protezione. Egli disse: ‘Ho chiesto al Profeta ﷺ a loro riguardo ed egli ha risposto: “Mi è stato detto, e io l’ho detto a voi; dite dunque”’”. Ubayy disse: “Il Profeta ﷺ ce lo disse; noi perciò lo diciamo”».

Al-Bukhārī disse: «Ci ha riferito ʿAlī ibn ʿAbd Allāh, da Sufyān, da ʿAbda ibn Abī Lubāba, da Zirr ibn Ḥubaysh; e ci ha riferito ʿĀṣim, da Zirr: “Chiesi a Ubayy ibn Kaʿb e dissi: ‘Abū al-Mundhir, tuo fratello Ibn Masʿūd dice questo e quello’. Egli rispose: ‘Ho chiesto al Profeta ﷺ, che disse: “Mi è stato detto, e io l’ho detto”. Noi dunque diciamo come disse il Messaggero di Allah ﷺ’”». Al-Bukhārī e al-Nasāʾī lo trasmisero anche da Qutayba, da Sufyān ibn ʿUyayna, da ʿAbda e ʿĀṣim ibn Abī al-Najūd, da Zirr ibn Ḥubaysh, da Ubayy ibn Kaʿb.

Al-Ḥāfiẓ Abū Yaʿlā disse: «Ci ha riferito al-Azraq ibn ʿAlī, da Ḥassān ibn Ibrāhīm, da al-Ṣalt ibn Bahrām, da Ibrāhīm, da ʿAlqama, che disse: “ʿAbd Allāh cancellava dal muṣḥaf le due sure della richiesta di protezione e diceva: ‘Al Messaggero di Allah fu ordinato soltanto di cercare protezione per mezzo loro; ʿAbd Allāh non le recitava’”». ʿAbd Allāh ibn Aḥmad trasmise una versione da al-Aʿmash, da Abū Isḥāq, da ʿAbd al-Raḥmān ibn Yazīd, secondo cui ʿAbd Allāh cancellava le due sure dai suoi muṣḥaf e diceva che non facevano parte del Libro di Allah.

Al-Aʿmash disse: «Ci ha riferito ʿĀṣim, da Zirr ibn Ḥubaysh, da Ubayy ibn Kaʿb: “Chiedemmo al Messaggero di Allah ﷺ a loro riguardo, ed egli disse: ‘Mi è stato detto, e io l’ho detto’”».

È noto a molti recitatori e giuristi che Ibn Masʿūd non scrivesse le due sure della richiesta di protezione nel suo muṣḥaf. Forse non le aveva udite dal Profeta ﷺ e non gli erano pervenute attraverso una trasmissione concordante; in seguito, tuttavia, può darsi che abbia abbandonato la propria posizione e aderito a quella della comunità, poiché i Compagni, che Allah si compiaccia di loro, le scrissero nei muṣḥaf ufficiali e li inviarono in tutte le regioni. Lode e gratitudine ad Allah.

Muslim disse nel suo Ṣaḥīḥ: «Ci ha riferito Qutayba, da Jarīr, da Bayān, da Qays ibn Abī Ḥāzim, da ʿUqba ibn ʿĀmir, che il Messaggero di Allah ﷺ disse: “Non hai visto dei versetti rivelati questa notte, mai visti prima d’ora? ‘Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’”». Lo trasmisero anche Aḥmad, Muslim, al-Tirmidhī e al-Nasāʾī, attraverso Ismāʿīl ibn Abī Khālid, da Qays ibn Abī Ḥāzim, da ʿUqba. Al-Tirmidhī disse: «Ḥasan ṣaḥīḥ».

Un’altra catena di trasmissione: l’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito al-Walīd ibn Muslim, da Ibn Jābir, da al-Qāsim Abū ʿAbd al-Raḥmān, da ʿUqba ibn ʿĀmir, che disse: “Mentre conducevo la cavalcatura del Messaggero di Allah ﷺ in uno di quei passaggi montani, egli mi disse: ‘O ʿUqba, non vuoi montare?’ Temetti che fosse un atto di disobbedienza. Il Messaggero di Allah ﷺ scese, montai per un breve tratto e poi egli risalì. Quindi disse: ‘O ʿUqayb, vuoi che ti insegni due sure tra le migliori che la gente recita?’

Risposi: ‘Sì, Messaggero di Allah’. Mi insegnò ‘Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’. Fu poi chiamata la preghiera, il Messaggero di Allah ﷺ si mise davanti e le recitò entrambe; quindi passò da me e disse: ‘Che te ne pare, ʿUqayb? Recitale ogni volta che vai a dormire e ogni volta che ti alzi’”».

Al-Nasāʾī lo trasmise da al-Walīd ibn Muslim e ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak, entrambi da Ibn Jābir. Anche Abū Dāwūd e al-Nasāʾī lo trasmisero da Ibn Wahb, da Muʿāwiya ibn Ṣāliḥ, da al-ʿAlāʾ ibn al-Ḥārith, da al-Qāsim ibn ʿAbd al-Raḥmān, da ʿUqba.

Un’altra catena: Aḥmad disse: «Ci ha riferito Abū ʿAbd al-Raḥmān, da Saʿīd ibn Abī Ayyūb, che mi ha riferito Yazīd ibn ʿAbd al-ʿAzīz al-Ruʿaynī e Abū Marḥūm, da Yazīd ibn Muḥammad al-Qurashī, da ʿAlī ibn Rabāḥ, da ʿUqba ibn ʿĀmir: “Il Messaggero di Allah ﷺ mi ordinò di recitare le sure della richiesta di protezione al termine di ogni preghiera”». Abū Dāwūd, al-Tirmidhī e al-Nasāʾī lo trasmisero attraverso diverse catene da ʿAlī ibn Abī Rabāḥ. Al-Tirmidhī disse: «Gharīb».

Un’altra catena: Aḥmad disse: «Ci ha riferito Yaḥyā ibn Isḥāq, da Ibn Lahīʿa, da Musharriḥ ibn Hāʿān, da ʿUqba ibn ʿĀmir: “Il Messaggero di Allah ﷺ mi disse: ‘Recita le due sure della richiesta di protezione, poiché non reciterai nulla di pari a esse’”». Questa versione fu trasmessa soltanto da Aḥmad.

Un’altra catena: Aḥmad disse: «Ci ha riferito Ḥaywa ibn Shurayḥ, da Baqiyya, da Buḥayr ibn Saʿd, da Khālid ibn Maʿdān, da Jubayr ibn Nufayr, da ʿUqba ibn ʿĀmir, il quale disse: “Al Messaggero di Allah ﷺ fu donata una mula grigia; egli la montò e ʿUqba prese a condurla. Il Messaggero di Allah ﷺ disse: ‘Recita: Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’. La ripetei per lui finché l’ebbi recitata. Capì che non ero molto entusiasta e disse: ‘Forse l’hai considerata di poca importanza?

Non hai mai pregato con nulla che le eguagli’”». Al-Nasāʾī la trasmise da ʿAmr ibn ʿUthmān, da Baqiyya. La trasmise anche da al-Thawrī, da Muʿāwiya ibn Ṣāliḥ, da ʿAbd al-Raḥmān ibn Jubayr ibn Nufayr, da suo padre, da ʿUqba ibn ʿĀmir, il quale chiese al Messaggero di Allah ﷺ delle due sure della richiesta di protezione e raccontò una versione simile.

Un’altra catena: al-Nasāʾī disse: «Ci ha informato Muḥammad ibn ʿAbd al-Aʿlā, da al-Muʿtamir, che disse: “Ho sentito al-Nuʿmān, da Ziyād Abū al-Asad, da ʿUqba ibn ʿĀmir, che il Messaggero di Allah ﷺ disse: ‘La gente non ha mai cercato protezione con nulla di simile a queste due: Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’”».

Un’altra catena: al-Nasāʾī disse: «Ci ha riferito Qutayba, da al-Layth, da Ibn ʿAjlān, da Saʿīd al-Maqburī, da ʿUqba ibn ʿĀmir, il quale disse: “Camminavo con il Messaggero di Allah ﷺ, che mi disse: ‘O ʿUqba, di’’. Chiesi: ‘Che cosa devo dire?’ Egli tacque. Poi disse: ‘Di’’.

Chiesi: ‘Che cosa devo dire, Messaggero di Allah?’ Egli tacque. Allora dissi: ‘O Allah, fa’ che me lo ripeta’. Mi disse: ‘O ʿUqba, di’’. Chiesi: ‘Che cosa devo dire, Messaggero di Allah?’ Disse: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’.

La recitai fino alla fine. Poi disse: ‘Di’’. Chiesi: ‘Che cosa devo dire, Messaggero di Allah?’ Disse: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’. La recitai fino alla fine. Allora il Messaggero di Allah ﷺ disse: ‘Nessuno ha mai chiesto qualcosa né cercato protezione con nulla di simile a queste due’”».

Un’altra catena: al-Nasāʾī disse: «Ci ha informato Muḥammad ibn Yasār, da ʿAbd al-Raḥmān, da Muʿāwiya, da al-ʿAlāʾ ibn al-Ḥārith, da Makḥūl, da ʿUqba ibn ʿĀmir: “Il Messaggero di Allah ﷺ le recitò nella preghiera dell’alba”».

Un’altra catena: al-Nasāʾī disse: «Ci ha riferito Qutayba, da al-Layth, da Yazīd ibn Abī Ḥabīb, da Abū ʿImrān Aslam, da ʿUqba ibn ʿĀmir, il quale disse: “Seguii il Messaggero di Allah ﷺ mentre era a cavallo e posai la mano sul suo piede. Gli dissi: ‘Insegnami la sūra Hūd o la sūra Yūsuf’. Rispose: ‘Non reciterai nulla che sia più benefico presso Allah di: Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’”».

Un altro ḥadīth: al-Nasāʾī disse: «Ci ha informato Maḥmūd ibn Khālid, da al-Walīd, da Abū ʿAmr al-Awzāʿī, da Yaḥyā ibn Abī Kathīr, da Muḥammad ibn Ibrāhīm ibn al-Ḥārith, da Abū ʿAbd Allāh, da Ibn ʿĀʾish al-Juhanī: “Il Profeta ﷺ gli disse: ‘O Ibn ʿĀʾish, vuoi che ti indichi — o ti informi — della migliore protezione che cercano coloro che la cercano?’ Egli rispose: ‘Sì, Messaggero di Allah’. Disse: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’: queste due sure’”».

Queste catene di trasmissione da ʿUqba sono numerose, quasi concordanti, e secondo molti esperti di ḥadīth forniscono certezza. È già stata menzionata la versione trasmessa da Ṣudayy ibn ʿAjlān e Farwa ibn Mujāhid, da lui, secondo cui il Profeta ﷺ disse: «Vuoi che ti insegni tre sure, simili alle quali non sono state rivelate né nella Torah, né nel Vangelo, né nei Salmi, né nel Furqān? “Di’: Egli è Allah, l’Unico”, “Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente” e “Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini”».

Un altro ḥadīth: l’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Ismāʿīl, da al-Jurayrī, da Abū al-ʿAlāʾ, che disse: “Un uomo raccontò: Eravamo in viaggio con il Messaggero di Allah ﷺ; la gente si dava il cambio per cavalcare e le cavalcature erano poche. Giunse il turno del Messaggero di Allah ﷺ e poi il mio, e lui mi raggiunse e mi colpì sulla spalla. Disse: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’. Il Messaggero di Allah ﷺ la recitò e io la recitai con lui.

Poi disse: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’. Il Messaggero di Allah ﷺ la recitò e io la recitai con lui. Poi disse: ‘Quando preghi, recitale’”». A quanto pare, quell’uomo era ʿUqba ibn ʿĀmir; Allah ne sa di più.

Al-Nasāʾī lo trasmise da Yaʿqūb ibn Ibrāhīm, da Ibn ʿUlayya.

Un altro ḥadīth: al-Nasāʾī disse: «Ci ha informato Muḥammad ibn al-Muthannā, da Muḥammad ibn Jaʿfar, da ʿAbd Allāh ibn Saʿīd, che mi ha riferito Yazīd ibn Rūmān, da ʿUqba ibn ʿĀmir, da ʿAbd Allāh al-Aslamī, cioè Ibn Anīs: “Il Messaggero di Allah ﷺ pose la mano sul mio petto e disse: ‘Di’’. Non seppi che cosa dire; allora mi disse di nuovo: ‘Di’’. Dissi: ‘Di’: Egli è Allah, l’Unico’. Poi mi disse: ‘Di’’.

Dissi: ‘Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente contro il male di ciò che ha creato’, fino a terminarla. Poi mi disse: ‘Di’’. Dissi: ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’, fino a terminarla. Allora il Messaggero di Allah ﷺ disse: ‘Cerca protezione in questo modo: nessuno ha mai cercato protezione con qualcosa di simile a queste sure’”».

Un altro ḥadīth: al-Nasāʾī disse: «Ci ha riferito ʿAmr ibn ʿAlī Abū Ḥafṣ, da Badal, da Shaddād ibn Saʿīd Abū Ṭalḥa, da Saʿīd al-Jurayrī, da Abū Naḍra, da Jābir ibn ʿAbd Allāh, il quale disse: “Il Messaggero di Allah ﷺ mi disse: ‘Recita, Jābir’. Chiesi: ‘Che cosa recito, che mio padre e mia madre siano il tuo riscatto?’ Disse: ‘Recita: Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’. Le recitai ed egli disse: ‘Recitale: non reciterai mai nulla che le eguagli’”».

È già stato riportato il ḥadīth di ʿĀʾisha: il Messaggero di Allah ﷺ recitava queste sure, soffiava nelle mani giunte a coppa e si passava le mani sulla testa, sul viso e sulle parti del corpo raggiungibili. L’Imām Mālik disse: «Da Ibn Shihāb, da ʿUrwa, da ʿĀʾisha: quando il Messaggero di Allah ﷺ si ammalava, recitava su di sé le due sure della richiesta di protezione e soffiava; quando la malattia si aggravò, fui io a recitare su di lui e gli passai la mano sul corpo, sperando nella benedizione della sua mano».

Lo trasmisero al-Bukhārī da ʿAbd Allāh ibn Yūsuf, Muslim da Yaḥyā ibn Yaḥyā, Abū Dāwūd da al-Qaʿnabī e al-Nasāʾī da Qutayba — nonché nelle versioni di Ibn al-Qāsim e ʿĪsā ibn Yūnus — e Ibn Mājah nelle versioni di Maʿn e Bishr ibn ʿUmar: tutti e otto da Mālik.

Alla fine della sūra Nūn è già stato riportato il ḥadīth di Abū Saʿīd, da Abū Naḍra: il Messaggero di Allah ﷺ cercava protezione contro il malocchio dei jinn e degli esseri umani; quando furono rivelate le due sure della richiesta di protezione, adottò queste e lasciò le altre formule. Lo trasmisero al-Tirmidhī, al-Nasāʾī e Ibn Mājah. Al-Tirmidhī disse: «Ḥadīth ḥasan».

Ibn Abī Ḥātim disse: «Ci ha riferito Aḥmad ibn ʿIṣām, da Abū Aḥmad al-Zubayrī, da Ḥasan ibn Ṣāliḥ, da ʿAbd Allāh ibn Muḥammad ibn ʿAqīl, da Jābir: “Al-falaq significa l’alba”». Al-ʿAwfī, da Ibn ʿAbbās, riferì lo stesso. Una spiegazione analoga è riportata da Mujāhid, Saʿīd ibn Jubayr, ʿAbd Allāh ibn Muḥammad ibn ʿAqīl, al-Ḥasan, Qatāda, Muḥammad ibn Kaʿb al-Quraẓī, Ibn Zayd e Mālik, da Zayd ibn Aslam. Al-Quraẓī, Ibn Zayd e Ibn Jarīr dissero che significa come nell’espressione coranica: «Colui che fa sorgere il mattino».

ʿAlī ibn Abī Ṭalḥa riferì da Ibn ʿAbbās che al-falaq significa «la creazione»; così disse anche al-Ḍaḥḥāk: Allah ordinò al Suo Profeta di cercare protezione contro l’intera creazione.

Kaʿb al-Aḥbār disse che al-falaq è una dimora nell’Inferno: quando se ne apre la porta, tutti gli abitanti del Fuoco gridano per il calore tremendo. Ibn Abī Ḥātim lo riportò, poi disse: «Ci ha riferito mio padre, da Suhayl ibn ʿUthmān, da un uomo che nominò, da al-Suddī, da Zayd ibn ʿAlī, dai suoi antenati, che dissero: “Al-falaq è una voragine sul fondo dell’Inferno, coperta da un coperchio; quando viene scoperta, ne esce un fuoco, e l’Inferno grida per l’intenso calore che ne proviene”». Una cosa simile è riportata da ʿAmr ibn ʿAbasa, al-Suddī e altri.

A questo riguardo è stato trasmesso un ḥadīth attribuito al Profeta, ma non attendibile. Ibn Jarīr disse: «Mi ha riferito Isḥāq ibn Wahb al-Wāsiṭī, da Masʿūd ibn Mūsā ibn Mishkān al-Wāsiṭī, da Naṣr ibn Khuzayma al-Khurāsānī, da Shuʿayb ibn Ṣafwān, da Muḥammad ibn Kaʿb al-Quraẓī, da Abū Hurayra, dal Profeta ﷺ: “Al-falaq è una voragine coperta nell’Inferno”». La sua catena è insolita e non è autentico attribuirlo al Profeta ﷺ. Abū ʿAbd al-Raḥmān al-Ḥublī disse che al-falaq è uno dei nomi dell’Inferno.

Ibn Jarīr disse: «La posizione corretta è la prima: significa l’alba». Questa è la spiegazione esatta ed è quella scelta da al-Bukhārī, che Allah abbia misericordia di lui, nel suo Ṣaḥīḥ.

«E contro il male dell’oscurità quando si addensa»: Mujāhid disse che al-ghāsiq, quando si addensa, è il tramonto del sole; al-Bukhārī lo riportò da lui, così come Ibn Abī Najīḥ. Lo stesso dissero Ibn ʿAbbās, Muḥammad ibn Kaʿb al-Quraẓī, al-Ḍaḥḥāk, Khuṣayf, al-Ḥasan e Qatāda: è la notte quando arriva con le sue tenebre. Al-Zuhrī disse: «È il sole quando tramonta». Da ʿAṭiyya e Qatāda è riportato che quando la notte si addensa, cioè quando se ne va.

Abū al-Muhazzim riferì da Abū Hurayra che al-ghāsiq è una stella. Ibn Zayd disse che gli Arabi chiamavano al-ghāsiq il tramonto delle Pleiadi; con il loro tramonto aumentavano le malattie e le epidemie, che diminuivano quando sorgevano. Ibn Jarīr riferì a sostegno di questa interpretazione: «Mi ha riferito Naṣr ibn ʿAlī, da Bakkār ibn ʿAbd Allāh, nipote di Hammām, da Muḥammad ibn ʿAbd al-ʿAzīz ibn ʿUmar ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf, da suo padre, da Abū Salama, da Abū Hurayra, dal Profeta ﷺ: “E contro il male dell’oscurità quando si addensa”: disse, “la stella che tramonta”».

Dico: questo ḥadīth non è autentico come attribuzione al Profeta ﷺ.

Ibn Jarīr riferì che altri dissero che si tratta della luna. A sostegno di questa interpretazione vi è quanto trasmise l’Imām Aḥmad: «Ci ha riferito Abū Dāwūd al-Ḥafrī, da Ibn Abī Dhiʾb, da al-Ḥārith, da Abū Salama, da ʿĀʾisha, che disse: “Il Messaggero di Allah ﷺ mi prese la mano, mi mostrò la luna quando sorgeva e disse: ‘Cerca protezione in Allah contro il male di questa oscurità quando si addensa’”». Al-Tirmidhī e al-Nasāʾī lo riportarono nelle loro raccolte di tafsīr, da Muḥammad ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Abī Dhiʾb, da suo zio al-Ḥārith ibn ʿAbd al-Raḥmān. Al-Tirmidhī disse: «Ḥasan ṣaḥīḥ».

La sua versione recita: «Cerca protezione in Allah contro il male di questo: questa è l’oscurità quando si addensa». Nella versione di al-Nasāʾī: «Cerca protezione in Allah contro il male di questo: questa è l’oscurità quando si addensa».

I sostenitori della prima interpretazione, secondo cui si tratta della notte quando sopraggiunge, affermano che ciò non contraddice la loro posizione: la luna è un segno della notte e la sua influenza si manifesta soltanto di notte; lo stesso vale per le stelle, che brillano soltanto di notte. Dunque si riconduce tutto a ciò che abbiamo detto. Allah ne sa di più.

«E contro il male delle soffianti sui nodi»: Mujāhid, ʿIkrima, al-Ḥasan, Qatāda e al-Ḍaḥḥāk dissero che si tratta delle streghe. Mujāhid spiegò: «Quando recitano formule e soffiano sui nodi». Ibn Jarīr disse: «Ci ha riferito Ibn ʿAbd al-Aʿlā, da Ibn Thawr, da Maʿmar, da Ibn Ṭāwūs, da suo padre: “Non vi è cosa più vicina all’associazione ad Allah che le formule magiche rivolte ai serpenti e ai malati di mente”». In un altro ḥadīth si narra che Gabriele andò dal Messaggero di Allah ﷺ e gli chiese: «Ti senti male, Muḥammad?»

Rispose: «Sì». Allora disse: «Nel nome di Allah ti recito una formula di guarigione contro ogni male che ti affligge, contro il male di ogni invidioso e di ogni occhio [maligno]. Che Allah ti guarisca».

Forse questo faceva parte della malattia che lo colpì quando fu stregato; poi Allah, l’Altissimo, lo guarì e lo ristabilì, respinse contro coloro che avevano praticato la stregoneria — gli invidiosi ebrei — i loro intrighi, fece ricadere su di loro le conseguenze dei loro piani e li smascherò. Tuttavia il Messaggero di Allah ﷺ non li rimproverò mai; Allah si occupò di lui, lo guarì e gli concesse benessere.

L’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Abū Muʿāwiya, da al-Aʿmash, da Yazīd ibn Ḥayyān, da Zayd ibn Arqam: “Un ebreo stregò il Profeta ﷺ, che per questo rimase malato per alcuni giorni. Gabriele venne da lui e disse: ‘Un ebreo ti ha stregato e ha fatto dei nodi per te in un certo pozzo. Manda qualcuno a prenderli’. Il Messaggero di Allah ﷺ inviò una persona, che li recuperò e glieli portò.

Egli sciolse i nodi e il Messaggero di Allah ﷺ si rialzò come se fosse stato liberato da un legaccio. Non disse nulla di ciò all’ebreo né lo affrontò, fino alla sua morte”». Al-Nasāʾī lo trasmise da Hannād, da Abū Muʿāwiya Muḥammad ibn Ḥāzim al-Ḍarīr.

Al-Bukhārī disse nel «Libro della medicina» del suo Ṣaḥīḥ: «Ci ha riferito ʿAbd Allāh ibn Muḥammad: ho sentito Sufyān ibn ʿUyayna dire: “Il primo a riferircelo fu Ibn Jurayj, il quale disse: ‘Mi ha riferito la famiglia di ʿUrwa, da ʿUrwa’. Chiesi quindi a Hishām a riguardo, ed egli ci riferì da suo padre, da ʿĀʾisha: il Messaggero di Allah ﷺ fu stregato, al punto da credere di aver avuto rapporti con le donne senza averli avuti”. Sufyān disse: “Questa è la forma più grave di stregoneria, quando si arriva a questo”.

Il Profeta ﷺ disse: “O ʿĀʾisha, sai che Allah mi ha dato risposta riguardo a ciò che gli avevo chiesto? Mi sono venuti due uomini: uno si è seduto vicino alla mia testa e l’altro ai miei piedi. Quello vicino alla mia testa disse all’altro: ‘Che cosa è successo all’uomo?’ Rispose: ‘È stato stregato’.

Chiese: ‘Chi lo ha stregato?’ Rispose: ‘Labīd ibn al-Aʿṣam, un uomo dei Banū Zurayq, alleato degli ebrei e ipocrita’. Chiese: ‘Con che cosa?’ Rispose: ‘Con un pettine e i capelli rimasti sul pettine’. Chiese: ‘Dove?’ Rispose: ‘In un involucro di spata di palma maschio, sotto una pietra sporgente, in fondo al pozzo Dhī Arwān’”.

ʿĀʾisha disse: “Il Profeta ﷺ andò al pozzo e ne tirò fuori ciò che gli era stato mostrato. Disse: ‘Questo è il pozzo che mi era stato mostrato; l’acqua sembra un infuso di henné e le sue palme sembrano teste di diavoli’”. Disse: “La cosa fu estratta”. Chiesi: “Non l’hai fatta distruggere?” — cioè, non l’hai fatta disfare con una formula contro la stregoneria? — Rispose: “Allah mi ha guarito; non mi piaceva suscitare il male contro qualcuno fra la gente”».

La trasmissione è riportata anche da ʿĪsā ibn Yūnus, Abū Ḍamra Anas ibn ʿIyāḍ, Abū Usāma e Yaḥyā al-Qaṭṭān. In una versione si dice: «Gli sembrava di aver fatto una cosa, mentre non l’aveva fatta»; un’altra aggiunge: «Ordinò che il pozzo fosse ricoperto». È stato menzionato che anche Ibn Abī al-Zinād e al-Layth ibn Saʿd lo trasmisero da Hishām. Muslim lo riportò da Abū Usāma Ḥammād ibn Usāma e ʿAbd Allāh ibn Numayr; Aḥmad da ʿAffān, da Wuhayb, da Hishām.

Anche l’Imām Aḥmad lo trasmise da Ibrāhīm ibn Khālid, da Rabbāḥ, da Maʿmar, da Hishām, da suo padre, da ʿĀʾisha, la quale disse: «Il Messaggero di Allah ﷺ rimase per sei mesi credendo di avere rapporti con le donne senza averli. Gli vennero allora due angeli: uno si sedette vicino alla sua testa e l’altro ai suoi piedi. Uno disse all’altro: “Che cosa gli è successo?” Rispose: “È stato stregato”.

Chiese: “Chi lo ha stregato?” Rispose: “Labīd ibn al-Aʿṣam”», e narrò il resto del ḥadīth.

Il celebre esegeta al-Thaʿlabī disse nel suo tafsīr: Ibn ʿAbbās e ʿĀʾisha, che Allah si compiaccia di entrambi, dissero che un giovane ebreo era al servizio del Messaggero di Allah ﷺ. Gli ebrei lo avvicinarono e insistettero finché egli prese alcuni capelli del Profeta ﷺ rimasti sul pettine e alcuni denti del pettine, consegnandoli agli ebrei, che li usarono per stregare il Profeta ﷺ. A occuparsene fu uno di loro, chiamato Labīd ibn al-Aʿṣam. Poi nascose gli oggetti in un pozzo dei Banū Zurayq, chiamato Dhū Arwān.

Il Messaggero di Allah ﷺ si ammalò, i capelli gli caddero e per sei mesi credette di avere rapporti con le donne senza averli. Si consumava senza sapere che cosa gli fosse accaduto. Mentre dormiva, gli vennero due angeli, uno si sedette vicino alla sua testa e l’altro ai suoi piedi. Quello ai piedi disse a quello vicino alla testa: “Che cosa è successo all’uomo?”

Rispose: “È stato stregato”. Chiese: “Che cos’è la stregoneria?” Rispose: “È magia”. Chiese: “Chi lo ha stregato?” Rispose: “Labīd ibn al-Aʿṣam, l’ebreo”. Chiese: “Con che cosa?” Rispose: “Con un pettine, i capelli rimasti sul pettine e l’involucro di una spata di palma maschio”.

Chiese: “Dove si trova?” Rispose: “In un involucro di spata sotto una pietra sporgente, in un pozzo di Dhū Arwān”. L’involucro è la guaina della spata; la pietra sporgente è una pietra che si trova sul fondo del pozzo e sulla quale si posa chi attinge l’acqua. Il Messaggero di Allah ﷺ si svegliò spaventato e disse: “O ʿĀʾisha, sai che Allah mi ha informato della mia malattia?”

Poi inviò ʿAlī, al-Zubayr e ʿAmmār ibn Yāsir. Essi tirarono fuori l’acqua dal pozzo, che sembrava un infuso di henné, sollevarono la pietra e tirarono fuori l’involucro della spata. Dentro vi erano alcuni capelli del Profeta ﷺ, denti del suo pettine e una corda con dodici nodi, trafitti da aghi. Allah rivelò allora le due sure: ogni volta che egli recitava un versetto, un nodo si scioglieva.

Quando si sciolse l’ultimo, il Messaggero di Allah ﷺ si sentì sollevato, si alzò come se fosse stato liberato da un legaccio e Gabriele ﷺ diceva: “Nel nome di Allah ti recito una formula di guarigione contro tutto ciò che ti fa del male, contro l’invidioso e il malocchio. Che Allah ti guarisca”. Dissero: “Messaggero di Allah, non prendiamo quel malvagio e lo uccidiamo?” Il Messaggero di Allah ﷺ rispose: “Allah mi ha guarito; non mi piace suscitare il male contro la gente”».

Al-Thaʿlabī riportò questa narrazione senza catena di trasmissione; è insolita e alcuni suoi dettagli sono fortemente discutibili, benché altri siano sostenuti dalle tradizioni già menzionate. Allah ne sa di più.

«Contro il male di ciò che ha creato»: cioè contro il male di tutte le creature. Thābit al-Bunānī e al-Ḥasan al-Baṣrī dissero che si intendono l’Inferno, Iblīs e la sua discendenza, tra le cose create.

Saʿīd ibn Jubayr riferì da Ibn ʿAbbās, a proposito delle parole «il sussurratore furtivo», che il diavolo si accovaccia sul cuore del figlio di Adamo; quando questi è distratto e dimentica, gli sussurra; quando ricorda Allah, si ritrae. Lo stesso dissero Mujāhid e Qatāda. Al-Muʿtamir ibn Sulaymān riferì da suo padre: «Mi è stato detto che Satana, o il sussurratore, insinua qualcosa nel cuore del figlio di Adamo quando è triste e quando è lieto; quando ricorda Allah, si ritrae». Al-ʿAwfī riferì da Ibn ʿAbbās, a proposito del «sussurratore»: è Satana, che ordina; quando gli si obbedisce, si ritrae.

Queste sono tre qualità del Signore, glorioso ed elevato: signoria, dominio e divinità. Egli è il Signore, il Sovrano e il Dio di ogni cosa. Tutte le cose sono state create da Lui e sono di Sua proprietà e Sue serve. Perciò Allah ordinò a chi cerca protezione di cercarla in Colui che possiede queste qualità, contro il male del sussurratore furtivo, cioè contro Satana, incaricato di stare accanto all’essere umano.

Non c’è figlio di Adamo che non abbia un compagno [tra i jinn] che gli rende belle le azioni turpi e si impegna con ogni mezzo a corromperlo. È preservato soltanto colui che Allah preserva.

È stabilito nel Ṣaḥīḥ che il Profeta ﷺ disse: «Non c’è nessuno tra voi che non abbia un compagno assegnato». Gli chiesero: «Anche tu, Messaggero di Allah?» Rispose: «Anche io, ma Allah mi ha aiutato contro di lui ed egli si è sottomesso; dunque mi ordina soltanto il bene».

È stabilito nel Ṣaḥīḥ, da Anas, il racconto della visita di Ṣafiyya al Profeta ﷺ mentre era in ritiro spirituale e del suo accompagnarla di notte per ricondurla a casa. Due uomini degli Anṣār li incontrarono e, quando videro il Messaggero di Allah ﷺ, affrettarono il passo. Il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Piano, è Ṣafiyya, figlia di Ḥuyayy». Essi dissero: «Gloria ad Allah, Messaggero di Allah!»

Egli disse: «Satana scorre nel figlio di Adamo come il sangue; ho temuto che gettasse nei vostri cuori qualcosa — o disse: del male».

Al-Ḥāfiẓ Abū Yaʿlā al-Mawṣilī disse: «Ci ha riferito Muḥammad ibn Baḥr, da ʿAdī ibn Abī ʿImāra, da Ziyād al-Numayrī, da Anas ibn Mālik, che il Messaggero di Allah ﷺ disse: “Satana posa la punta del muso sul cuore del figlio di Adamo. Quando questi ricorda Allah, si ritrae; quando dimentica, gli inghiotte il cuore: questo è il sussurratore furtivo”». È una trasmissione insolita.

L’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Muḥammad ibn Jaʿfar, da Shuʿba, da ʿĀṣim: ho sentito Abū Tamīma riferire da un uomo che cavalcava dietro al Messaggero di Allah ﷺ: “L’asino del Profeta inciampò e io dissi: ‘Che Satana sia annientato!’ Il Profeta ﷺ disse: ‘Non dire: “Che Satana sia annientato”, perché se lo dici si insuperbisce e afferma: “Con la mia forza l’ho fatto cadere”. Se invece dici: “Nel nome di Allah”, egli si rimpicciolisce finché diventa come una mosca’”». Lo trasmise soltanto Aḥmad; la sua catena è buona e solida.

Ciò indica che quando il cuore ricorda Allah, Satana si rimpicciolisce ed è sopraffatto; se invece non ricorda Allah, si ingrandisce e prevale.

L’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Abū Bakr al-Ḥanafī, da al-Ḍaḥḥāk ibn ʿUthmān, da Saʿīd al-Maqburī, da Abū Hurayra, che il Messaggero di Allah ﷺ disse: “Quando uno di voi è nella moschea, Satana gli si avvicina e gli si appiccica come un uomo si appiccica alla sua cavalcatura. Quando quello si acquieta, lo stringe o gli mette il morso”». Abū Hurayra disse: «Lo vedete: quello stretto [dal morso] è piegato e non ricorda Allah; quello imbrigliato tiene la bocca aperta e non ricorda Allah, l’Altissimo». Lo trasmise soltanto Aḥmad.

Questa espressione si riferisce esclusivamente agli esseri umani, come sembra più evidente, oppure comprende gli esseri umani e i jinn? Vi sono due opinioni. In quest’ultimo caso, i jinn sono compresi nella parola «uomini» per prevalenza linguistica. Ibn Jarīr disse: poiché alcuni jinn sono chiamati «uomini», non è insolito applicare loro il termine «uomini».

Poi Allah li chiarisce dicendo: «tra i jinn e gli uomini». Ciò rafforza la seconda opinione. È stato anche detto che «tra i jinn e gli uomini» spiega chi è colui che sussurra nei cuori degli uomini: i diavoli tra i jinn e gli esseri umani, come dice l’Altissimo: «Così abbiamo assegnato a ogni profeta un nemico: i diavoli tra gli uomini e i jinn, che si ispirano l’un l’altro discorsi ingannevoli e seducenti» (al-Anʿām, 6:112).

Come disse l’Imām Aḥmad: «Ci ha riferito Wakīʿ, da al-Masʿūdī, da Abū ʿUmar al-Dimashqī, da ʿUbayd ibn al-Khashkhāsh, da Abū Dharr: “Andai dal Messaggero di Allah ﷺ mentre era nella moschea e mi sedetti. Mi chiese: ‘O Abū Dharr, hai pregato?’ Risposi: ‘No’. Disse: ‘Alzati e prega’.

Mi alzai, pregai e poi mi sedetti. Disse: ‘O Abū Dharr, cerca protezione in Allah contro il male dei diavoli tra gli uomini e i jinn’. Chiesi: ‘Messaggero di Allah, anche gli esseri umani hanno diavoli?’ Rispose: ‘Sì’. Chiesi: ‘E la preghiera?’

Rispose: ‘È un bene disponibile: chi vuole ne fa poca e chi vuole ne fa molta’. Chiesi: ‘E il digiuno?’ Rispose: ‘È un obbligo sufficiente, ma presso Allah c’è qualcosa in più’. Chiesi: ‘E l’elemosina?’ Rispose: ‘È ricompensata molte volte’.

Chiesi: ‘Quale elemosina è migliore?’ Rispose: ‘Lo sforzo di chi ha poco, o il dono fatto in segreto a un povero’. Chiesi: ‘Quale profeta fu il primo?’ Rispose: ‘Ādam’. Chiesi: ‘Fu un profeta?’ Rispose: ‘Sì, un profeta a cui Allah parlò’.

Chiesi: ‘Quanti furono gli inviati?’ Rispose: ‘Trecento e alcuni in più, una moltitudine considerevole’». In un’altra versione disse: «Quindici». Chiesi: «Messaggero di Allah, quale cosa rivelata a te è la più grande?» Rispose: «Il versetto del Trono: “Allah, non c’è dio all’infuori di Lui, il Vivente, Colui che sussiste da Sé”».

Al-Nasāʾī lo trasmise da Abū ʿUmar al-Dimashqī. Abū Ḥātim ibn Ḥibbān riportò nel suo Ṣaḥīḥ una versione molto più lunga, attraverso un’altra catena e con un testo diverso. Allah ne sa di più.

L’Imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Wakīʿ, da Sufyān, da Manṣūr, da Dharr ibn ʿAbd Allāh al-Hamdānī, da ʿAbd Allāh ibn Shaddād, da Ibn ʿAbbās, il quale disse: “Un uomo venne dal Profeta ﷺ e disse: ‘Messaggero di Allah, ho pensieri dentro di me e preferirei cadere dal cielo piuttosto che pronunciarli’. Il Profeta ﷺ disse: ‘Allah è il più grande! Allah è il più grande! Lode ad Allah, che ha ridotto il suo [di Satana] intrigo a un semplice sussurro’”».

Abū Dāwūd e al-Nasāʾī lo trasmisero da Manṣūr; al-Nasāʾī aggiunse anche al-Aʿmash, entrambi da Dharr.

Fine del commento. Lode e gratitudine ad Allah, Signore dei mondi. Allah benedica il nostro signore Muḥammad, la sua famiglia e tutti i suoi Compagni, e sia compiaciuto di tutti i Compagni. Allah ci basta; Egli è il miglior Protettore. Il lavoro fu completato il dieci di Jumādā al-Ūlā dell’anno 1285. Lode a Lui solo.

Tafsīr di al-Baghawī

«E contro il male dell’oscurità quando si addensa». Abū al-Ḥasan al-Sarakhsī ci ha informato: Zāhir ibn Aḥmad ci ha informato: Jaʿfar ibn Muḥammad al-Mughallis ci ha riferito: Hārūn ibn Isḥāq al-Hamdānī ci ha riferito, da Wakīʿ, da Ibn Abī Dhiʾb, da suo zio materno al-Ḥārith ibn ʿAbd al-Raḥmān, da Abū Salama, da ʿĀʾisha, la quale disse: «Il Profeta ﷺ mi prese per mano e guardò la luna. Disse: “O ʿĀʾisha, cerca protezione in Allah contro il male dell’oscurità quando si addensa. Questa è l’oscurità quando si addensa”».

In questa interpretazione si intende la luna quando è eclissata e diventa scura. «Si addensa» significa che entra nell’eclissi, comincia a scomparire e si oscura.

Ibn ʿAbbās disse che al-ghāsiq è la notte quando giunge da oriente con le sue tenebre, penetra ovunque e oscura ogni cosa. Al-ghasaq significa oscurità; si dice ghasaqa al-layl e aghsaqa quando la notte si fa buia. Questa è l’opinione di al-Ḥasan e Mujāhid: si intende la notte quando arriva e cala. Al-wuqūb significa entrare: è l’arrivo della notte al tramonto del sole.

Muqātil disse che si intende l’oscurità della notte quando il suo nero entra nella luce del giorno. È stato anche detto che la notte è chiamata ghāsiq perché è più fredda del giorno: al-ghasaq significa freddo. Ibn Zayd disse che si intende il tramonto delle Pleiadi. Si dice che le malattie aumentino quando tramontano e diminuiscano quando sorgono.

«E contro il male delle soffianti sui nodi»: si intendono le streghe, che soffiano sui nodi di un filo mentre recitano formule su di essi. Abū ʿUbayda disse che erano le figlie di Labīd ibn al-Aʿṣam, che stregarono il Profeta ﷺ.

«E contro il male dell’invidioso quando invidia»: si intendono gli ebrei, poiché invidiavano il Profeta ﷺ. Medinese.

«Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente». Ibn ʿAbbās e ʿĀʾisha, che Allah si compiaccia di entrambi, dissero: «Un giovane ebreo era al servizio del Messaggero di Allah ﷺ. Gli ebrei lo avvicinarono e insistettero finché egli prese alcuni capelli del Profeta ﷺ rimasti sul pettine e alcuni denti del pettine, che consegnò loro; lo stregarono con quegli oggetti. Se ne occupò Labīd ibn al-Aʿṣam, un uomo degli ebrei, e le due sure furono rivelate a suo riguardo».

Abū Ḥāmid Aḥmad ibn ʿAbd Allāh al-Ṣāliḥī ci ha informato: Abū Saʿīd Muḥammad ibn Mūsā al-Ṣīrfī ci ha informato: Abū al-ʿAbbās Muḥammad ibn Yaʿqūb al-Aṣamm ci ha riferito: Muḥammad ibn ʿAbd Allāh ci ha riferito da Anas ibn ʿIyāḍ, da suo padre, da ʿĀʾisha, che il Profeta ﷺ fu stregato, al punto che gli sembrava di aver fatto qualcosa che in realtà non aveva fatto. Invocò il suo Signore, poi disse: «Sai, ʿĀʾisha, che Allah mi ha dato risposta riguardo a ciò che gli avevo chiesto?» Ella chiese: «Che cosa è successo, Messaggero di Allah?»

Rispose: «Mi sono venuti due uomini: uno si è seduto vicino alla mia testa e l’altro ai miei piedi. Uno disse al compagno: “Che cosa affligge l’uomo?” L’altro rispose: “È stato stregato”. Chiese: “Chi lo ha stregato?” Rispose: “Labīd ibn al-Aʿṣam”.

Chiese: “Con che cosa?” Rispose: “Con un pettine, i capelli rimasti sul pettine e l’involucro della spata di una palma maschio”. Chiese: “Dove si trova?” Rispose: “A Dhū Arwān” — un pozzo dei Banū Zurayq». ʿĀʾisha disse: «Il Messaggero di Allah ﷺ vi andò; poi tornò da ʿĀʾisha e disse: “Per Allah, la sua acqua sembra un infuso di henné e le sue palme sembrano teste di diavoli”».

Ella disse: «Gli chiesi: “Messaggero di Allah, perché non l’hai tirato fuori?” Rispose: “Allah mi ha guarito e non volevo suscitare il male tra la gente”». Si narra che gli oggetti fossero sotto una pietra nel pozzo. Sollevarono la pietra e tirarono fuori l’involucro della spata: vi trovarono alcuni capelli del Profeta ﷺ e denti del suo pettine.

Al-Muṭahhar ibn ʿAlī al-Fārisī ci ha informato: Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Ṣāliḥānī ci ha informato: ʿAbd Allāh ibn Muḥammad ibn Jaʿfar, Abū al-Shaykh al-Ḥāfiẓ, ci ha riferito: Ibn Abī ʿĀṣim ci ha riferito: Abū Bakr ibn Abī Shayba ci ha riferito, da Abū Muʿāwiya, da al-Aʿmash, da Yazīd ibn Ḥayyān, da Zayd ibn Arqam: «Un ebreo stregò il Profeta ﷺ, che per questo rimase malato alcuni giorni. Gabriele venne da lui e disse: “Un ebreo ti ha stregato e ha fatto dei nodi per te. Il Messaggero di Allah ﷺ mandò ʿAlī a tirarli fuori. ʿAlī li recuperò e glieli portò.

Ogni volta che il Profeta ﷺ scioglieva un nodo, si sentiva più leggero; si alzò come se fosse stato liberato da un legaccio. Non menzionò mai la cosa all’ebreo e questi non se ne accorse mai dal suo volto».

Muqātil e al-Kalbī dissero che la corda aveva undici nodi. È stato detto che i nodi erano trafitti da aghi. Allah rivelò allora queste due sure, che contano undici versetti: la sūra al-Falaq ne ha cinque e la sūra al-Nās sei. Ogni volta che veniva recitato un versetto, un nodo si scioglieva, finché tutti i nodi furono sciolti; il Profeta ﷺ si alzò come se fosse stato liberato da un legaccio.

Si narra che la stregoneria lo afflisse per sei mesi e che la sua condizione si aggravò per tre notti; allora furono rivelate le due sure della richiesta di protezione.

Ismāʿīl ibn ʿAbd al-Qāhir ci ha informato: ʿAbd al-Ghāfir ibn Muḥammad ci ha informato: Muḥammad ibn ʿĪsā al-Julūdī ci ha riferito: Ibrāhīm ibn Muḥammad ibn Sufyān ci ha riferito: Muslim ibn al-Ḥajjāj ci ha riferito: Bishr ibn Hilāl al-Ṣawwāf ci ha riferito — la ripetizione «ci ha riferito» compare nel testo — da ʿAbd al-ʿAzīz ibn Ṣuhayb, da Abū Naḍra, da Abū Saʿīd, che Gabriele ﷺ venne dal Profeta ﷺ e disse: «O Muḥammad, ti senti male?» Rispose: «Sì». Disse: «Nel nome di Allah ti recito una formula di guarigione contro tutto ciò che ti fa del male, contro il male di ogni anima e di ogni occhio invidioso.

Che Allah ti guarisca. Nel nome di Allah ti recito una formula di guarigione; Allah ti guarisca».

Quanto alle parole di Allah, l’Altissimo: «Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente», con al-falaq si intende l’alba. Questa è l’opinione di Jābir ibn ʿAbd Allāh, al-Ḥasan, Saʿīd ibn Jubayr, Mujāhid, Qatāda e della maggior parte degli esegeti; è anche la versione trasmessa da al-ʿAwfī da Ibn ʿAbbās, in accordo con le parole: «Colui che fa sorgere il mattino». È riportato da Ibn ʿAbbās che significhi una prigione nell’Inferno; al-Kalbī disse: una valle nell’Inferno. Al-Ḍaḥḥāk disse che significa «la creazione»; questa è la versione trasmessa da al-Wālibī da Ibn ʿAbbās. La prima interpretazione è quella più nota. «Contro il male di ciò che ha creato». Medinese. «Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini».

«Che insinua nei cuori degli uomini»: con parole segrete, il cui significato raggiunge il cuore senza essere udito. «Sovrano degli uomini». «Dio degli uomini».

«Contro il male del sussurratore furtivo»: si intende Satana; il termine può essere un nome d’azione o un nome proprio. Al-Zajjāj disse che si intende Satana, il possessore dei sussurri. «Furtivo» significa colui che ritorna e si ritrae: Satana si accovaccia sul cuore dell’essere umano; quando questi ricorda Allah, Satana si ritrae, e quando è distratto, sussurra. Qatāda disse: «Ha una proboscide simile a quella di un cane, nel petto dell’essere umano; quando il servo ricorda il suo Signore, si ritrae».

Si dice anche che la sua testa somigli a quella di un serpente e poggi sul frutto del cuore, suggerendo e raccontando cose; quando si ricorda Allah, si ritrae, e quando non Lo si ricorda, ritorna e vi posa la testa.

«Tra i jinn e gli uomini»: il sussurratore si trova tra i jinn come tra gli esseri umani; sussurra ai jinn come sussurra agli esseri umani. Così disse al-Kalbī. Nelle parole «nei cuori degli uomini», con «uomini» si intendono quelli menzionati in seguito, ossia i jinn e gli esseri umani: i jinn sono stati chiamati «uomini», come sono stati chiamati «uomini» [in un altro versetto]: «C’erano uomini tra gli esseri umani che cercavano protezione presso uomini tra i jinn» (al-Jinn, 72:6). È stato riferito che un arabo raccontò: «Arrivò un gruppo di jinn e si accovacciò».

Gli fu chiesto: «Chi siete?» Risposero: «Siamo persone tra i jinn». Questo è il senso dell’interpretazione di al-Farrāʾ. Alcuni dissero: è stabilito che il sussurro rivolto all’essere umano può provenire da un altro essere umano, come il sussurro può provenire da Satana; perciò «il sussurratore» è riferito tanto ai jinn quanto agli esseri umani, come nel versetto: «Così abbiamo assegnato a ogni profeta un nemico: i diavoli tra gli uomini e i jinn» (al-Anʿām, 6:112).

In tal modo, gli è stato ordinato di cercare protezione dal male dei jinn e degli esseri umani.

Ismāʿīl ibn Muḥammad ci ha informato: Muḥammad ibn ʿĪsā ci ha riferito: Ibrāhīm ibn Muḥammad ibn Sufyān ci ha riferito: Muslim ibn al-Ḥajjāj ci ha riferito: Qutayba ibn Saʿīd ci ha riferito, da Jarīr, da Bayān, da Qays ibn Abī Ḥāzim, da ʿUqba ibn ʿĀmir, il quale disse che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Non hai visto dei versetti rivelati questa notte, mai visti prima d’ora? “Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente” e “Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini”».

Abū Saʿīd Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Shurayḥī ci ha informato: Abū Isḥāq Aḥmad ibn Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Thaʿlabī ci ha informato: Abū al-Ḥasan ʿAbd al-Raḥmān ibn Ibrāhīm al-ʿAdl ci ha riferito: Abū al-ʿAbbās Muḥammad ibn Yaʿqūb ci ha riferito: Abū al-ʿAbbās ibn al-Walīd ibn Mirthad ci ha riferito: mio padre mi ha informato: al-Awzāʿī ci ha riferito: Yaḥyā ibn Abī Kathīr mi ha riferito: Muḥammad ibn Ibrāhīm ibn al-Ḥārith al-Taymī mi ha riferito, da ʿUqba ibn ʿĀmir al-Juhanī, che il Messaggero di Allah ﷺ gli disse: «Vuoi che ti informi della migliore protezione che cercano coloro che la cercano?» Risposi: «Sì».

Disse: «Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente’ e ‘Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini’».

Abū Muḥammad ʿAbd Allāh ibn ʿAbd al-Ṣamad al-Jawzajānī ci ha informato: Abū al-Qāsim ʿAlī ibn Aḥmad al-Khuzāʿī ci ha informato: Abū Saʿīd al-Haytham ibn Kulayb al-Shāshī ci ha informato: Abū ʿĪsā al-Tirmidhī ci ha riferito: Qutayba ci ha riferito, da al-Mufaḍḍal ibn Faḍāla, da ʿUqayl, da al-Zuhrī, da ʿUrwa, da ʿĀʾisha, la quale disse: «Quando ogni notte il Messaggero di Allah ﷺ si ritirava nel suo letto, accostava le mani, vi soffiava e recitava: “Di’: Egli è Allah, l’Unico”, “Di’: Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente” e “Di’: Mi rifugio nel Signore degli uomini”.

Poi si passava le mani su tutto il corpo che riusciva a raggiungere, cominciando dalla testa e dal viso e passando poi sulla parte anteriore del corpo. Lo faceva tre volte».

Abū al-Ḥasan al-Sarakhsī ci ha informato: Zāhir ibn Aḥmad ci ha informato: Abū Isḥāq al-Hāshimī ci ha informato: Abū Muṣʿab ci ha riferito, da Mālik, da Ibn Shihāb, da ʿUrwa ibn al-Zubayr, da ʿĀʾisha, che quando il Profeta ﷺ era malato recitava su di sé le sure della richiesta di protezione e soffiava; quando la sua malattia si aggravò, io recitavo su di lui e gli passavo la mano, sperando nella loro benedizione.

L’Imām Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn Muḥammad al-Qāḍī e Abū Ḥāmid Aḥmad ibn ʿAbd Allāh al-Ṣāliḥī ci hanno informato: entrambi dissero: Abū Bakr Aḥmad ibn al-Ḥusayn al-Ḥīrī ci ha riferito: Muḥammad ibn Aḥmad ibn Muʿqal al-Maydanī ci ha riferito: Muḥammad ibn Yaḥyā ci ha riferito: ʿAbd al-Razzāq ci ha riferito, da Maʿmar, da al-Zuhrī, da Sālim, da Ibn ʿUmar, che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Non c’è invidia se non per due: un uomo al quale Allah ha dato il Corano e che si dedica a esso durante le ore della notte e del giorno, e un uomo al quale Allah ha dato ricchezza e che la spende durante le ore della notte e del giorno».

ʿAbd al-Wāḥid al-Malīḥī ci ha informato: Aḥmad ibn ʿAbd Allāh al-Nuʿaymī ci ha informato: Muḥammad ibn Yūsuf ci ha riferito: Muḥammad ibn Ismāʿīl ci ha riferito: Ibrāhīm ibn Ḥamza mi ha riferito: Ibn Abī Ḥāzim mi ha riferito, da Yazīd — cioè Ibn al-Hād — da Muḥammad ibn Ibrāhīm, da Abū Salama ibn ʿAbd al-Raḥmān, da Abū Hurayra, che sentì il Profeta ﷺ dire: «Allah non ascolta nulla con tanta attenzione quanto la recitazione a voce alta del Corano da parte di un profeta dalla bella voce». Fine.

Ḥadīth a conferma

In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī (n. 5017) si narra da ʿĀʾisha che ogni sera, prima di andare a dormire, il Profeta Muḥammad ﷺ soffiava sulle mani giunte a coppa, recitava le sure «al-Ikhlāṣ», «al-Falaq» e «al-Nās», poi si passava le mani su tutto il corpo.

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