رَبِّ اغْفِرْ لِي، وَلِوَالِدَيَّ، وَلِمَنْ دَخَلَ بَيْتِيَ مُؤْمِنًا، وَلِلْمُؤْمِنِينَ، وَالْمُؤْمِنَاتِ، وَلَا تَزِدِ الظَّالِمِينَ إِلَّا تَبَارًا.
رَبِّ اغْفِرْ لِي وَلِوَالِدَيَّ وَلِمَنْ دَخَلَ بَيْتِيَ مُؤْمِنًا وَلِلْمُؤْمِنِينَ وَالْمُؤْمِنَاتِ وَلَا تَزِدِ الظَّالِمِينَ إِلَّا تَبَارًا
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Signore, perdona a me, ai miei genitori, a chi entra nella mia casa come credente, ai credenti e alle credenti; non accrescere gli ingiusti altro che nella rovina». Divinatà adorate dal popolo di Noè e dagli arabi pagani ancora ai tempi del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Secondo una tradizione, il culto di queste divinità trarrebbe origine dalla considerazione e dal rispetto in cui la tribù dei Banu Qàbil teneva cinque uomini pii morti nello spazio di un mese. Per onorarne la memoria e fare di loro un esempio per i posteri eressero cinque statue con le loro fattezze. Con l’andare del tempo, però, la gente dimenticò la vera natura di quei simulacri e cominciò ad adorarli come dèi. Nell’ottavo anno dall’Egira (d.C.) l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) diede incarico a Khalid ibn Walid, uno dei suoi più valorosi condottieri, di distruggere il tempio di Suwà’. Gli esegeti propongono diverse versioni a proposito della rivelazione di questa sura. La più accreditata riferisce che di ritorno da Tà’if (vedi nota al titolo della sura xvii) l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitò nella notte qualche parte del Santo Corano. La sua recitazione fu udita da un gruppo di dèmoni che toccati dall’intrinseca potenza di quelle parole, lo riconobbero come profeta e si convertirono all’IsIàm. Creature invisibili, i dèmoni vennero creati a partire dal fuoco e più esattamente dalla parte più pura di esso, la linguetta di energia che non emette fumo e che si trova sull’estremità della fiamma. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) nel Corano li nomina ben trentuno volte. I dèmoni hanno volontà propria e libero arbitrio e vivono in un mondo contiguo ma separato da quello degli uomini, al quale hanno accesso attraverso meccanismi e varchi preclusi ai figli di Adamo.
La forma onnicomprensiva «ighfir lī» (اغفر لي) comprende la richiesta di perdono per sé, per i genitori, per gli ospiti credenti e per tutti i credenti, uomini e donne, fino al Giorno del Giudizio.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«Signore, perdona a me, ai miei genitori e a chi entra nella mia casa da credente»: menzionò in modo specifico queste persone perché il loro diritto è particolarmente forte e perché è prioritario trattarle con bontà. Poi estese la supplica, dicendo: «E ai credenti e alle credenti. E non accrescere gli ingiusti altro che nella rovina», cioè nella perdita, nella devastazione e nella distruzione. Si è concluso il commento alla sura di Noè, pace su di lui. Lode ad Allah.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
Poi disse: «Signore, perdona a me, ai miei genitori e a chi entra nella mia casa da credente». Ad-Dahhāk disse: «Intende la mia moschea». Non vi è nulla che impedisca di intendere il versetto nel suo significato apparente: Noè invocò per chiunque entrasse nella sua casa da credente.
L’imām Aḥmad disse: «Ci ha riferito Abū ʿAbd ar-Raḥmān, ci ha riferito Ḥaywah, ci ha informato Sālim ibn Ghaylān, che al-Walīd ibn Qays at-Tujībī gli aveva riferito di aver sentito Abū Saʿīd al-Khudrī — oppure: da Abū al-Haytham, da Abū Saʿīd — dire di aver sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: “Non accompagnarti se non con un credente e non lasciar mangiare del tuo cibo se non a chi è timorato di Allah”». Abū Dāwūd e at-Tirmidhī lo riportarono tramite ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak, da Ḥaywah ibn Shurayḥ, con la stessa catena di trasmissione.
At-Tirmidhī disse poi: «Lo conosciamo soltanto attraverso questa catena». Quanto alle parole: «E ai credenti e alle credenti», si tratta di una supplica per tutti i credenti e le credenti, comprendendo sia i vivi sia i morti. Per questo è raccomandata una supplica simile, seguendo l’esempio di Noè, pace su di lui, e quanto è giunto nelle tradizioni e nelle suppliche prescritte. Quanto alle parole: «E non accrescere gli ingiusti altro che nella rovina», As-Suddī disse: «Se non nella distruzione»; Mujāhid disse: «Se non nella perdita», cioè in questo mondo e nell’Aldilà.
Qui termina il commento alla sura «Noè», pace su di lui. Ad Allah spettano lode e riconoscenza.
Tafsīr di al-Baghawī
«Signore, perdona a me e ai miei genitori» — il nome di suo padre era Lamak ibn Matushalakh e quello di sua madre Samḥāʾ, figlia di Anūsh. Entrambi erano credenti. «E a chi entra nella mia casa»: nella mia dimora. «Da credente».
Ad-Daḥḥāk e al-Kalbī dissero: «Nella mia moschea». Secondo un’altra opinione, [nella mia] arca. «E ai credenti e alle credenti»: questa espressione comprende chiunque abbia creduto in Allah e abbia riconosciuto veri i messaggeri. «E non accrescere gli ingiusti altro che nella rovina»: distruzione e devastazione.
Allah esaudì la sua supplica e li distrusse. Secondo un’altra opinione, il nome di sua madre era Hayjal, figlia di Lāmūsh ibn Matushalakh, ed era sua cugina.
Nel «Sunan» di at-Tirmidhī (n. 3534) si tramanda: «A chi chiede perdono per i credenti e le credenti viene registrata una buona azione per ciascun credente».