La supplica per un giudizio giusto
رَبَّنَا افْتَحْ بَيْنَنَا، وَبَيْنَ قَوْمِنَا بِالْحَقِّ، وَأَنْتَ خَيْرُ الْفَاتِحِينَ.
رَبَّنَا افْتَحْ بَيْنَنَا وَبَيْنَ قَوْمِنَا بِالْحَقِّ وَأَنْتَ خَيْرُ الْفَاتِحِينَ
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Inventeremmo menzogne contro Allah se ritornassimo alla vostra religione dopo che Allah ce ne ha salvati. Non potremo farvi ritorno – a meno che lo voglia Allah nostro Signore. Il nostro Signore possiede la scienza di ogni cosa. In Allah riponiamo la nostra fiducia. O Signor nostro, giudica secondo verità, tra noi e il nostro popolo; Tu sei il Migliore dei giudici».
La forma imperativa «iftaḥ» (افْتَحْ) significa «giudica» o «pronuncia la decisione». È la supplica di Shuʿayb mentre si risolveva la disputa con gli idolatri, che minacciavano di espellere lui e i credenti.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«Avremmo certamente inventato una menzogna contro Allah se ritornassimo alla vostra religione, dopo che Allah ci ha salvati da essa». Cioè: testimoniate contro di noi che, se vi ritornassimo dopo che Allah ci ha salvati e liberati dal suo male, saremmo davvero menzogneri e avremmo inventato menzogne contro Allah. Sappiamo infatti che non c’è ingiustizia più grave di attribuire ad Allah un associato, mentre Egli è l’Uno, l’Unico, l’Assoluto, che non ha preso né figlio né consorte e non ha associati nel dominio.
«Non è cosa per noi ritornarvi»: per gente come noi è impossibile ritornarvi, poiché ciò è inconcepibile.
Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li fece disperare di poter ottenere il suo consenso per diverse ragioni: perché lui e i suoi compagni detestavano la loro religione e aborrivano l’associazionismo in cui essi perseveravano; perché definì menzognera la loro condotta e dichiarò davanti a loro che, se lui e i suoi compagni li avessero seguiti, sarebbero stati menzogneri; perché riconobbero la grazia di Allah, che li aveva salvati da quella religione; e perché, dopo che Allah li aveva guidati, ritornarvi era impossibile, considerando la loro condizione presente e ciò che i loro cuori nutrivano:
la venerazione di Allah e il riconoscimento della loro servitù verso di Lui; Egli è l’unica divinità che merita di essere adorata, senza associati, mentre le divinità degli idolatri sono quanto vi è di più falso e assurdo.
Allah ha concesso loro l’intelletto, con cui distinguono la verità dalla falsità e la guida dallo sviamento. Quanto invece alla volontà di Allah e al Suo decreto, che si compiono sulle Sue creature e ai quali nessuno può sottrarsi, anche se le cause si succedessero e le forze si unissero, essi non affermano di poter decidere da sé che cosa faranno o tralasceranno. Per questo hanno fatto eccezione dicendo: «Non è cosa per noi ritornarvi, a meno che Allah, nostro Signore, lo voglia». Cioè: né noi né altri possiamo sottrarci alla Sua volontà, che è conforme alla Sua conoscenza e alla Sua sapienza.
«Il nostro Signore comprende ogni cosa con la Sua conoscenza»: Egli sa ciò che è bene per i Suoi servi e come provvedere ai loro affari.
«In Allah riponiamo la nostra fiducia»: confidiamo in Lui, affinché ci mantenga sulla retta via e ci protegga da ogni via che conduce all’Inferno. Chi confida in Allah, Allah gli basta e gli rende facile la vita religiosa e quella terrena.
«O Signor nostro, giudica secondo verità tra noi e il nostro popolo»: sostieni l’oppresso e chi è nel giusto contro l’oppressore che si ostina a rifiutare la verità. «Tu sei il Migliore dei giudici». Il giudizio di Allah a favore dei Suoi servi è di due tipi: il giudizio della conoscenza, con cui chiarisce la verità distinguendola dalla falsità e la guida dallo sviamento, e distingue chi segue rettamente la via da chi se ne allontana.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
«Non è cosa per noi ritornarvi, a meno che Allah, nostro Signore, lo voglia»: ciò rimette la questione alla volontà divina, poiché Egli conosce ogni cosa e la Sua conoscenza abbraccia ogni cosa.
«In Allah riponiamo la nostra fiducia»: cioè, affidiamo a Lui i nostri affari, quelli che intraprendiamo e quelli che tralasciamo.
«O Signor nostro, giudica secondo verità tra noi e il nostro popolo»: cioè, decidi tra noi e il nostro popolo e concedici la vittoria su di loro.
«Tu sei il Migliore dei giudici»: cioè, il Migliore di coloro che giudicano, poiché Tu sei il Giusto, che non commette mai ingiustizia.
Tafsīr di al-Baghawī
«Avremmo certamente inventato una menzogna contro Allah se ritornassimo alla vostra religione, dopo che Allah ci ha salvati da essa; e non è cosa per noi ritornarvi»: dopo che Allah ci ha liberati da essa.
«A meno che Allah, nostro Signore, lo voglia»: cioè, a meno che sia già stabilito nella conoscenza e nella volontà di Allah che vi ritorneremo; in tal caso il decreto di Allah si compirà su di noi e il Suo giudizio si realizzerà nei nostri confronti.
Se si chiede quale sia il significato delle parole «oppure ritornerete alla nostra religione» e «non è cosa per noi ritornarvi», dal momento che Shuʿayb non aveva mai seguito la loro religione, così che si potesse dire che vi ritornasse, si risponde: il significato è «oppure entrerete nella nostra religione», e lui disse: «Non è cosa per noi entrarvi». Secondo un’altra interpretazione significa: «se diventassimo parte della vostra religione», poiché il verbo «ritornare» può significare «diventare».
È stato anche detto che si riferisse al popolo di Shuʿayb, che era miscredente e poi aveva creduto; Shuʿayb rispose a loro nome.
«Il nostro Signore comprende ogni cosa con la Sua conoscenza»: la Sua conoscenza abbraccia ogni cosa.
«In Allah riponiamo la nostra fiducia»: riguardo a ciò con cui ci minacciate. Poi Shuʿayb, dopo aver perso la speranza che essi potessero avere successo, disse:
«O Signor nostro, giudica tra noi e il nostro popolo»: cioè, pronuncia il giudizio tra noi.
«Secondo verità»: il termine «al-Fattāḥ» significa «il giudice». «Tu sei il Migliore dei giudici»: cioè, dei governanti.
Nel Tafsir di al-Ṭabarī viene chiarito il significato linguistico dell’epiteto «al-Fātiḥ» come «Giudice che concede la vittoria alla verità».