Preghiera di pazienza e fermezza
رَبَّنَا أَفْرِغْ عَلَيْنَا صَبْرًا، وَتَوَفَّنَا مُسْلِمِينَ.
رَبَّنَا أَفْرِغْ عَلَيْنَا صَبْرًا وَتَوَفَّنَا مُسْلِمِينَ
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ti vendichi su di noi solo perché abbiamo creduto ai segni del nostro Signore quando essi ci sono giunti. O Signore, concedici la sopportazione e facci morire [a Te] sottomessi» .
Forme verbali: «afrigh» (أَفْرِغْ) e «tawaffanā» (تَوَفَّنَا). È la supplica degli ex maghi del Faraone, che credettero dopo il miracolo del bastone di Mosè e si trovarono di fronte alla minaccia di una dolorosa esecuzione.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«E che cosa ci rimproveri?» significa: che cosa biasimi in noi, per aver respinto la tua pretesa e per averci minacciati? Non abbiamo altra colpa se non quella di aver creduto nel nostro Signore. Se questa è una colpa da biasimare e per la quale chi la commette merita una punizione, allora questa è la nostra colpa.
Poi invocarono Dio, chiedendoGli di renderli saldi e pazienti, dicendo: «O nostro Signore, riversa su di noi», cioè concedici, «pazienza», grande, come indica la forma indefinita. Si tratta infatti di una prova terribile, che può causare la perdita della vita; perciò occorre molta pazienza, affinché il cuore rimanga saldo, il credente sia rassicurato nella sua fede e venga meno la sua grande angoscia. «E facci morire sottomessi», cioè obbedienti al Tuo comando e seguaci del Tuo Messaggero. A quanto pare, il Faraone mise in atto contro di loro la minaccia, e Dio, l’Eccelso, li rese saldi nella fede.
Quanto al Faraone, ai suoi notabili e alla gente comune che li seguiva, essi si erano inorgogliti dinanzi ai segni di Dio e li avevano negati ingiustamente e con arroganza: «i segni, quando ci giunsero» [al-Faraone e ai suoi].
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
Quando dissero: «O nostro Signore, riversa su di noi pazienza», cioè avvolgici con la pazienza nel seguire la Tua religione e nel rimanervi saldi; «e facci morire sottomessi», cioè seguendo il Tuo profeta Mosè, su di lui la pace. Dissero al Faraone: «Decidi pure ciò che devi decidere: tu puoi decidere soltanto in questa vita terrena. Noi abbiamo creduto nel nostro Signore, affinché ci perdoni i nostri peccati e la magia alla quale ci hai costretti. Dio è migliore e imperituro.
Chi giunge al suo Signore da colpevole avrà la Geenna: non vi morirà né vivrà. E chi giunge a Lui credente, avendo compiuto opere buone, avrà i gradi più elevati». All’inizio del giorno erano maghi, ma alla fine erano martiri virtuosi. Ibn ʿAbbās, ʿUbayd ibn ʿUmayr, Qatāda e Ibn Jurayj dissero: «All’inizio del giorno erano maghi e alla fine erano martiri» (Ṭā-Hā, 20:72–75).
Tafsīr di al-Baghawī
«E che cosa ci rimproveri?» significa: che cosa detesti in noi? Al-Ḍaḥḥāk e altri dissero: «Che cosa ci contesti?». ʿAṭāʾ disse: «Quale colpa abbiamo davanti a te per la quale ci punisci?». «Se non che abbiamo creduto nei segni del nostro Signore, quando ci giunsero».
Poi si rivolsero a Dio, l’Onnipotente e Magnifico, dicendo: «O nostro Signore, riversa», cioè versa, «su di noi pazienza e facci morire sottomessi». Al-Kalbī riferì che il Faraone tagliò loro mani e piedi e li crocifisse. Secondo altri, non riuscì a raggiungerli, in base alle parole dell’Altissimo: «Con i Miei segni, voi due e coloro che vi seguiranno sarete i vincitori; essi non vi raggiungeranno» (al-Qaṣaṣ, 28:35).
Nel Musnad dell’Imām Aḥmad (n. 2410) sono riportate tradizioni sulla grandezza della fermezza dei credenti di fronte a governanti crudeli.