Duʿāʾ 33 Guarigione e afflizione 16 min di lettura

La supplica di Yunus nelle tenebre

Il profeta Yunus 21:87
Testo arabo

لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنْتَ سُبْحَانَكَ إِنِّي كُنْتُ مِنَ الظَّالِمِينَ.

لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنْتَ سُبْحَانَكَ إِنِّي كُنْتُ مِنَ الظَّالِمِينَ

Il testo arabo è riportato secondo il Corano con i segni vocalici. الأنبياء 21:87
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Traslitterazione Lā ilāha illā anta, subḥānaka, innī kuntu mina ẓ-ẓālimīn.
Traduzione del significato
Hamza Roberto PiccardoIT

E l’Uomo del Pesce , quando se ne andò irritato, pensava che non lo mettessimo alla prova. Poi implorò così nelle tenebre: «Non c’è altro dio all’infuori di Te! Gloria a Te! Io sono stato un ingiusto!» .

Significato e particolarità

Forma: una combinazione di tawḥīd (لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنْتَ), tasbīḥ (سُبْحَانَكَ) e confessione del peccato (إِنِّي كُنْتُ مِنَ الظَّالِمِينَ). È nota come la supplica di Yunus nel ventre della balena, o supplica di Dhū n-Nūn.

Commento e insegnamenti

Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī

Cioè: ricorda con parole belle e lode sincera il Nostro servo e messaggero Dhū n-Nūn, cioè Yunus, ossia «il compagno del pesce», che è la balena. Dio, l’Altissimo, lo inviò al suo popolo ed egli lo chiamò alla fede, ma essi non credettero. Allora li avvertì che il castigo sarebbe sceso su di loro allo scadere di un termine che aveva indicato. Lo videro con i propri occhi e si rivolsero a Dio, supplicandolo con fervore e pentendosi; così Dio allontanò da loro il castigo, come dice l’Altissimo: «Perché mai non vi fu una città che credette e alla quale la fede giovò, eccetto il popolo di Yunus?

Quando credettero, allontanammo da loro il castigo dell’ignominia nella vita terrena e li lasciammo godere per un certo tempo»; e dice: «Lo inviammo a centomila, o anche più, ed essi credettero: li lasciammo dunque godere per un certo tempo». Questa grande comunità, che credette alla chiamata di Yunus, è uno dei suoi meriti più insigni.

Tuttavia egli se ne andò adirato e fuggì dal suo Signore per una colpa che Dio non ci ha menzionato nel Suo Libro, e non abbiamo bisogno di determinarla. A quanto pare, nella sua fretta, adirato con il suo popolo, se ne andò senza che Dio glielo avesse ordinato e pensò che Dio non lo avrebbe messo alle strette, cioè che non lo avrebbe costretto nel ventre della balena; oppure pensò di poter sfuggire a Dio, l’Altissimo. Non è impossibile che un pensiero del genere sorga anche nel cuore dei più perfetti tra gli esseri creati, senza però radicarvisi né durare. Salì su una nave insieme ad alcune persone.

Essi tirarono a sorte chi avrebbero gettato in mare, temendo di affondare se fossero rimasti tutti a bordo, e la sorte toccò a Yunus. La balena lo inghiottì e lo portò nelle tenebre del mare. Là invocò: «Non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te! In verità, sono stato tra gli ingiusti».

Riconobbe così la perfezione della divinità di Dio, Lo dichiarò immune da ogni mancanza, difetto e imperfezione, e confessò la propria ingiustizia e la propria colpa. Il castigo giunse loro, per la Sua parola: «quando fuggì sulla nave» e «mentre era in colpa», cioè aveva compiuto ciò per cui meritava di essere rimproverato.

Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr

Questa vicenda è menzionata qui, nella sura «Al-Ṣāffāt» e nella sura «N». Yunus ibn Mattā, su di lui la pace, fu inviato da Dio agli abitanti della città di Ninive, una città nella regione di Mosul. Li chiamò a Dio, ma essi lo respinsero e perseverarono nella loro miscredenza. Allora se ne andò via da loro adirato e li avvertì che il castigo sarebbe giunto dopo tre giorni.

Quando si resero conto che era davvero così e capirono che un profeta non mente, uscirono nel deserto con i figli, le mandrie e il bestiame. Separarono le madri dai loro piccoli e implorarono Dio, l’Eccelso e il Maestoso, elevando a Lui le loro grida: i cammelli e i loro piccoli barrirono, le vacche e i loro vitelli muggirono, e le pecore e gli agnelli belarono. Dio allontanò da loro il castigo. L’Altissimo disse: «Perché mai non vi fu una città che credette e alla quale la fede giovò, eccetto il popolo di Yunus?

Quando credettero, allontanammo da loro il castigo dell’ignominia nella vita terrena e li lasciammo godere per un certo tempo».

Quanto a Yunus, su di lui la pace, partì e salì su una nave con alcune persone. Il mare si agitò e tutti temettero di affondare. Tirarono a sorte chi avrebbero gettato in mare per alleggerire la nave, e la sorte toccò a Yunus. Si rifiutarono di gettarlo; tirarono di nuovo a sorte e toccò ancora a lui, ma si rifiutarono ancora.

La tirarono una terza volta e toccò nuovamente a lui. L’Altissimo disse: «Egli partecipò al sorteggio e fu tra i perdenti», cioè la sorte toccò a lui. Yunus, su di lui la pace, si alzò, si tolse gli abiti e si gettò in mare. Dio, gloria a Lui, inviò dal Mare Verde — secondo quanto riferito da Ibn Masʿūd — una balena che attraversava i mari.

Essa giunse e inghiottì Yunus quando si gettò dalla nave. Dio rivelò alla balena di non divorargli la carne e di non spezzargli le ossa, poiché Yunus non era il suo nutrimento: il suo ventre sarebbe stato per lui una prigione.

Le parole «e Dhū n-Nūn» significano «il compagno del pesce», chiamato così in relazione alla balena. Quanto alle parole «quando se ne andò adirato», al-Ḍaḥḥāk disse: «Adirato con il suo popolo».

«E pensò che non lo avremmo messo alle strette»: cioè, [pensò che] non lo avremmo costretto nel ventre della balena. Un’interpretazione simile è riferita da Ibn ʿAbbās, Mujāhid, al-Ḍaḥḥāk e altri; Ibn Jarīr la scelse e la sostenne citando le parole dell’Altissimo: «Chi è a corto di mezzi, spenda secondo ciò che Dio gli ha concesso. Dio non impone a nessuno se non secondo ciò che gli ha dato. Dio farà seguire alla difficoltà la facilità».

ʿAṭiyya al-ʿAwfī disse: «“E pensò che non lo avremmo messo alle strette” significa: pensò che non avremmo decretato contro di lui». In questo senso, il verbo è inteso come “determinare”, poiché gli Arabi usano *qadara* e *qaddara* con lo stesso significato. Il poeta disse: «Non torna quel tempo ormai trascorso; benedetto sei Tu: ciò che decreti avviene, e a Te appartiene il comando». A questo si riferiscono anche le parole dell’Altissimo: «Le acque si incontrarono secondo un ordine stabilito», cioè decretato.

Quanto alle parole: «E invocò nelle tenebre: “Non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te! In verità, sono stato tra gli ingiusti”», Ibn Masʿūd disse che si trattava della tenebra del ventre della balena, della tenebra del mare e della tenebra della notte. Lo stesso è riferito da Ibn ʿAbbās, ʿAmr ibn Maymūn, Saʿīd ibn Jubayr, Muḥammad ibn Kaʿb, al-Ḍaḥḥāk, al-Ḥasan e Qatāda. Sālim ibn Abī al-Jaʿd disse: «La tenebra di una balena nel ventre di un’altra balena, nella tenebra del mare».

Ibn Masʿūd, Ibn ʿAbbās e altri dissero che la balena lo portò attraverso i mari, attraversandoli, finché giunse nelle profondità del mare. Yunus udì i sassolini glorificare Dio sul fondo e allora, proprio lì, disse: «Non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te!». ʿAwf riferì che, quando Yunus si trovò nel ventre della balena, pensò di essere morto. Poi mosse le gambe e, quando si accorse di potersi muovere, si prostrò nel luogo in cui si trovava e invocò: «Signore, ho fatto per Te un luogo di preghiera in un posto in cui nessuno Ti ha mai adorato».

Saʿīd ibn Abī al-Ḥasan al-Baṣrī disse che rimase nel ventre della balena per quaranta giorni. Entrambe le narrazioni sono state riferite da Ibn Jubayr.

Muḥammad ibn Isḥāq ibn Yasār riferì, da qualcuno che glielo aveva narrato, da ʿAbd Allāh ibn Rāfiʿ, cliente di Umm Salama: «Ho sentito Abū Hurayra dire: il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Quando Dio volle trattenere Yunus nel ventre della balena, rivelò alla balena: ‘Prendilo, ma non ferirgli la carne e non spezzargli le ossa’. Quando lo ebbe portato nelle profondità del mare, Yunus udì un suono e pensò tra sé: ‘Che cos’è?’ Dio gli rivelò, mentre si trovava nel ventre della balena: ‘Questo è il tasbīḥ degli animali marini’.

Allora Yunus glorificò Dio nel ventre della balena, e gli angeli udirono il suo tasbīḥ e dissero: ‘Signore, udiamo una voce debole provenire da una terra lontana’. Dio disse: ‘Non la riconoscete?’ Risposero: ‘No, Signore. Chi è?’

Disse: ‘È il Mio servo Yunus’. Dissero: ‘Il Tuo servo Yunus, dal quale ogni giorno e ogni notte saliva a Te un’opera buona?’ Disse: ‘Sì’. Allora intercedettero per lui, e Dio ordinò alla balena di rigettarlo sulla riva, come dice l’Altissimo: «Egli era malato»”».

Ibn Jarīr lo trasmise; al-Bazzār lo riportò nel suo *Musnad*, attraverso Muḥammad ibn Isḥāq, da ʿAbd Allāh ibn Rāfiʿ, da Abū Hurayra, con una formulazione simile. Poi disse: «Non sappiamo che sia stato trasmesso dal Profeta attraverso questa via se non con questa catena di trasmissione». Ibn ʿAbd al-Ḥaqq trasmise inoltre, attraverso Shuʿba, da ʿAmr ibn Murra, da ʿAbd Allāh ibn Salama, da ʿAlī, che il Profeta disse: «A un servo non si addice dire: “Io sono migliore di Yunus ibn Mattā”; egli glorificò Dio nelle tenebre».

Questo ḥadīth è stato trasmesso anche senza tale aggiunta, da Ibn ʿAbbās, Ibn Masʿūd e ʿAbd Allāh ibn Jaʿfar. Le relative catene di trasmissione saranno riportate nella sura «N».

Ibn Abī Ḥātim disse: «Abū ʿAbd Allāh Aḥmad ibn ʿAbd al-Raḥmān, nipote di Ibn Wahb, ci riferì; mio zio mi riferì; Abū Ṣakhr mi riferì che Yazīd al-Raqāshī gli aveva riferito: “Ho sentito Anas ibn Mālik — e ritengo che Anas attribuisse il racconto al Messaggero di Dio — dire che il profeta Yunus, su di lui la pace, quando decise di invocare con queste parole mentre si trovava nel ventre della balena, disse: ‘O Dio, non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te! In verità, sono stato tra gli ingiusti’.

Questa invocazione si avvicinò al Trono, circondata dagli angeli, che dissero: ‘Signore, una voce debole, che conosciamo, proveniente da una terra lontana?’ Egli disse: ‘Non la riconoscete?’ Risposero: ‘No, Signore. Chi è?’

Disse: ‘Il Mio servo Yunus’. Dissero: ‘Il Tuo servo Yunus, le cui opere accette e le cui invocazioni esaudite continuavano a salire a Te?’ Dissero: ‘Signore, non vuoi dunque avere misericordia di ciò che faceva nel tempo della prosperità e salvarlo dalla sventura?’ Egli disse: ‘Sì’. Allora ordinò alla balena di gettarlo sulla terra deserta».

Riferimenti: Yunus, 98; al-Ṣāffāt, 141; al-Ṭalāq, 7; al-Qamar, 12; una terra lontana; al-Ṣāffāt, 145. Disse: «Sì».

Tafsīr di al-Baghawī

Le parole dell’Altissimo «e Dhū n-Nūn» significano: ricorda il compagno della balena, Yunus ibn Mattā.

Quanto alle parole «quando se ne andò adirato», gli studiosi ne hanno dato interpretazioni diverse. Al-Ḍaḥḥāk disse: «Adirato con il suo popolo». Questa spiegazione è riferita anche da al-ʿAwfī e da altri, da Ibn ʿAbbās. Egli disse: «Yunus e il suo popolo abitavano in Palestina.

Un re li attaccò e portò in prigionia nove tribù e mezzo; ne rimasero una tribù e mezzo. Dio rivelò al profeta Shuʿayāʾ di recarsi da Ḥizqīl, il re, e dirgli di inviare un profeta forte, poiché Dio avrebbe ispirato quei prigionieri a rimandare con lui i figli d’Israele. Il re gli chiese: “Chi proponi?” Nel suo regno c’erano cinque profeti.

Shuʿayāʾ disse: “Yunus: è forte e fidato”. Il re convocò Yunus e gli ordinò di partire. Yunus gli domandò: “Dio ti ha ordinato di mandarmi?” Il re rispose: “No”. “Mi ha nominato davanti a te?” “No”. “Non ci sono qui altri profeti, forti, oltre a me?”

Insistettero con lui, ed egli se ne andò adirato con il profeta, il re e il suo popolo, e raggiunse il mare dei Romani, sul quale si imbarcò».

ʿUrwa ibn al-Zubayr, Saʿīd ibn Jubayr e un gruppo di studiosi dissero: «Si allontanò dal suo popolo adirato con il suo Signore, perché Dio aveva allontanato il castigo dal popolo dopo averlo minacciato. Non voleva trovarsi in mezzo a un popolo che aveva sperimentato che la sua minaccia non si avverava; si vergognava di loro e non sapeva per quale ragione il castigo fosse stato revocato. La sua collera derivava dal timore che la promessa non mantenuta lo facesse apparire come un bugiardo, non dal rifiuto del decreto di Dio, l’Altissimo».

In alcune tradizioni si dice che il suo popolo era solito uccidere chi fosse stato riconosciuto colpevole di menzogna. Quando il castigo non giunse nel termine annunciato, Yunus temette che lo uccidessero; per questo si adirò e partì. Qui «adirato» è una forma reciproca applicata a un solo soggetto, come nei verbi «viaggiare» e «punire»; significa dunque che era in collera.

Al-Ḥasan disse: «Si adirò con il suo Signore perché gli aveva ordinato di recarsi dal suo popolo, avvertirlo del Suo castigo e chiamarlo a Lui. Yunus chiese al suo Signore di concedergli tempo per prepararsi a partire, ma gli fu detto che la questione era urgente. Chiese allora almeno il tempo di indossare un sandalo, ma non gli fu concesso; era di temperamento impaziente». Da Ibn ʿAbbās è riferito: «Gabriele giunse da Yunus e gli disse: “Va’ dagli abitanti di Ninive e ammoniscili”.

Yunus rispose: “Cerco una cavalcatura”. Gli fu detto: “La questione è troppo urgente”. Si adirò e si diresse verso la nave».

Wahb ibn Munabbih disse: «Yunus ibn Mattā era un servo devoto, ma di temperamento impaziente. Quando gli furono addossati i pesi della profezia, cedette sotto di essi come un debole animale da soma sotto un carico pesante, li gettò via e fuggì. Per questo Dio lo escluse dal novero dei messaggeri dotati di ferma determinazione e disse al Suo Profeta: “Sii paziente, come furono pazienti i messaggeri dotati di ferma determinazione” (al-Aḥqāf, 35); e disse: “Non essere come il compagno della balena” (al-Qalam, 48)».

Le parole dell’Altissimo «e pensò che non lo avremmo messo alle strette» significano: [pensò] che non avremmo decretato contro di lui la punizione. Questa interpretazione è attribuita a Mujāhid, Qatāda, al-Ḍaḥḥāk e al-Kalbī ed è riferita da al-ʿAwfī da Ibn ʿAbbās. In arabo si dice *qadara Allāhu al-shayʾa taqdīran* e *qadara yaqdiru qadran* con lo stesso significato. Ne è prova la recitazione di chi legge in forma alleggerita: «Noi abbiamo decretato la morte tra voi» (al-Wāqiʿa, 60).

Questa interpretazione è confermata dalla lettura di ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz e al-Zuhrī: «e pensò che non lo avremmo messo alle strette», con la consonante raddoppiata. ʿAṭāʾ e molti studiosi dissero che significa: pensò che non avremmo ristretto la sua prigionia, secondo l’espressione dell’Altissimo: «Dio concede largamente il sostentamento a chi vuole e lo restringe» (al-Raʿd, 26). Ibn Zayd disse: la frase è una domanda, cioè: «Pensò forse che il suo Signore fosse incapace e che non avesse potere su di lui?» Yaʿqūb lesse il verbo alla forma passiva e senza raddoppiamento.

Da al-Ḥasan è riferito: «Mi è giunto che, quando Yunus commise il peccato, si allontanò adirato con il suo Signore e Satana lo indusse in errore, finché pensò che Dio non lo avrebbe messo alle strette. Egli aveva un passato di devozione e di culto, e Dio non volle abbandonarlo a Satana: lo gettò nel ventre della balena, dove rimase quaranta giorni e notti». ʿAṭāʾ disse: «Sette giorni». Si dice anche che la balena lo trasportò per una distanza di seimila anni; oppure che lo portò fino alle profondità del settimo strato della terra.

Nel ventre della balena, Yunus si pentì davanti al suo Signore e rifletté sulla propria condotta, dicendo: «Non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te! In verità, sono stato tra gli ingiusti», cioè: «Ti ho disobbedito; qualunque cosa io abbia fatto, non adorerò altri che Te». Per la Sua misericordia, Dio lo fece uscire dal ventre della balena. Le interpretazioni precedenti sono però più appropriate alla condizione dei profeti: egli se ne andò adirato con il suo popolo oppure con il re.

Le parole «e invocò nelle tenebre» indicano la tenebra della notte, quella del mare e quella del ventre della balena: «Non c’è divinità all’infuori di Te; gloria a Te! In verità, sono stato tra gli ingiusti».

Da Abū Hurayra è riferito, in una narrazione attribuita al Profeta: «Dio rivelò alla balena: “Prendilo, ma non ferirgli la carne e non spezzargli le ossa”. La balena lo prese e lo portò nella sua dimora sul fondo del mare. Quando giunse nelle profondità, Yunus udì un suono e pensò: “Che cos’è?” Dio gli rivelò: “Questo è il tasbīḥ degli animali marini”.

Allora Yunus glorificò Dio nel ventre della balena. Gli angeli udirono il suo tasbīḥ e dissero: “Signore, udiamo una voce debole provenire da una terra lontana”, oppure, secondo un’altra versione, “una voce che conosciamo, proveniente da un luogo sconosciuto”. Dio disse: “È il Mio servo Yunus. Mi ha disobbedito e l’ho trattenuto nel ventre della balena”.

Essi dissero: “È il servo devoto dal quale ogni giorno e ogni notte saliva a Te un’opera buona?” Dio rispose: “Sì”. Allora intercedettero per lui e Dio ordinò alla balena di rigettarlo sulla riva, come dice l’Altissimo: “Lo gettammo sulla terra deserta, mentre era malato” (al-Ṣāffāt, 145)».

Riferimenti e glosse riportati nel testo: «il terrore»; «se ne andò adirato»; Muḥammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace; «con la ḍamma sulla yāʾ»; secondo un’altra opinione, «tre giorni».

Ḥadīth a conferma

Nel *Sunan* di al-Tirmidhī (n. 3505), è riferito da Saʿd ibn Abī Waqqāṣ che il Profeta Muḥammad disse: «Se un musulmano invoca il suo Signore con queste parole nel momento della difficoltà, Dio certamente gli risponderà!»

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