La preghiera per il Messaggero
رَبَّنَا وَابْعَثْ فِيهِمْ رَسُولًا مِنْهُمْ يَتْلُو عَلَيْهِمْ آيَاتِكَ، وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتَابَ، وَالْحِكْمَةَ، وَيُزَكِّيهِمْ، إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ.
رَبَّنَا وَابْعَثْ فِيهِمْ رَسُولًا مِنْهُمْ يَتْلُو عَلَيْهِمْ آيَاتِكَ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتَابَ وَالْحِكْمَةَ وَيُزَكِّيهِمْ إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ
Impossibile caricare l’audio. Riprova più tardi.
O Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero che reciti i Tuoi versetti e insegni il Libro e la saggezza, e accresca la loro purezza. Tu sei il Saggio, il Possente».
La forma verbale è un imperativo: «ibʿath» (ابْعَثْ). È la preghiera di Ibrahim per l’invio dell’Ultimo Messaggero, Muhammad (Allah lo benedica e gli conceda la pace). Mostra che i frutti di una preghiera possono manifestarsi dopo secoli.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
(«Signore nostro, suscita tra loro») cioè tra i nostri discendenti («un Messaggero che sia uno di loro»), affinché la sua posizione sia elevata per entrambi, affinché essi gli obbediscano e lo conoscano davvero. («Che reciti loro i Tuoi versetti») pronunciandoli, imparandoli a memoria e facendoli imparare a memoria. («E insegni loro il Libro e la saggezza») nel loro significato. («E li purifichi») educandoli alle opere buone e allontanandoli da quelle riprovevoli, che impediscono la purificazione delle anime.
(«In verità, Tu sei il Possente»), cioè Colui che ha il dominio su ogni cosa e alla cui potenza nulla può opporsi. («Il Saggio»), che dispone ogni cosa nel modo più appropriato. Dunque, per la Tua potenza e la Tua saggezza, suscita tra loro questo Messaggero. Allah esaudì la preghiera di entrambi e suscitò questo nobile Messaggero, per mezzo del quale ebbe misericordia dei loro discendenti in particolare e di tutte le creature in generale.
Per questo il Profeta (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Io sono la preghiera di mio padre Ibrahim». Dopo aver onorato Ibrahim con tale elevato onore e aver menzionato le sue qualità perfette, l’Altissimo disse:
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
L’Altissimo riferisce che Ibrahim completò la sua preghiera per gli abitanti del Sacro Recinto, chiedendo ad Allah di suscitare tra loro un Messaggero che fosse uno di loro, cioè discendente di Ibrahim. Questa preghiera esaudita coincise con il decreto già stabilito da Allah: la scelta di Muhammad, Allah lo benedica e gli conceda la pace, come Messaggero tra gli illetterati, destinato a loro e a tutti gli altri popoli, tra gli uomini e i jinn.
Come disse l’imam Ahmad: «Ci ha narrato ʿAbd al-Rahman ibn Mahdi: ci ha narrato Muʿawiya ibn Salih, da Saʿid ibn Suwayd al-Kalbi, da ʿAbd al-Aʿla ibn Hilal al-Sulami, da al-ʿIrbad ibn Sariya, che il Messaggero di Allah disse: “Presso Allah ero già il Sigillo dei Profeti quando Adamo era ancora disteso nella sua argilla. Vi informerò dell’inizio di tutto ciò: la preghiera di mio padre Ibrahim, l’annuncio lieto di ʿIsa su di me e il sogno che vide mia madre. Anche le madri dei Profeti hanno visioni”».
Lo riferirono allo stesso modo anche Ibn Wahb, al-Layth e il suo scriba ʿAbd Allah ibn Salih, da Muʿawiya ibn Salih; Abu Bakr ibn Abi Maryam lo riportò da Saʿid ibn Suwayd con la stessa catena di trasmissione.
Anche l’imam Ahmad disse: «Ci ha narrato Abu al-Nadr: ci ha narrato al-Faraj: ci ha narrato Luqman ibn ʿAmir: ho sentito Abu Umama dire: “Dissi: O Messaggero di Allah, quale fu l’inizio della tua missione?”. Rispose: “La preghiera di mio padre Ibrahim, l’annuncio lieto di ʿIsa su di me e mia madre vide uscire da lei una luce che illuminò i palazzi della Siria”». Si intende che il primo a menzionarlo e a renderne noto il nome tra la gente fu Ibrahim, la pace sia su di lui.
Il suo nome rimase ricordato, celebre e diffuso tra gli uomini, finché ne parlò esplicitamente l’ultimo dei profeti dei Figli d’Israele per discendenza, ʿIsa figlio di Maryam, la pace sia su di lui. Quando si rivolse ai Figli d’Israele, disse: «In verità, sono il Messaggero di Allah a voi, a conferma della Torah che mi ha preceduto, e ad annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome è Ahmad» (Corano, 61:6). Perciò nel hadith si dice: «La preghiera di mio padre Ibrahim e l’annuncio lieto di ʿIsa figlio di Maryam».
Quanto alle parole: «E mia madre vide uscire da lei una luce che illuminò i palazzi della Siria», si è detto che fosse una visione avuta quando era incinta di lui; la raccontò alla sua gente e la notizia si diffuse e divenne nota tra loro, come preparazione a ciò che sarebbe avvenuto. La menzione specifica della Siria, illuminata dalla sua luce, allude al consolidamento e alla stabilità della sua religione in quella regione. Per questo, alla fine dei tempi, la Siria sarà un rifugio per l’Islam e i musulmani, e lì scenderà ʿIsa figlio di Maryam, quando discenderà a Damasco, presso il minareto bianco orientale.
Per questo nei due Sahih si legge: «Un gruppo della mia comunità continuerà a prevalere nella verità; non gli nuocerà chi lo abbandona né chi gli si oppone, finché giungerà il comando di Allah, ed essi saranno ancora così». Nel Sahih di al-Bukhari si trova: «Essi saranno in Siria».
Abu Jaʿfar al-Razi riferì da al-Rabiʿ ibn Anas, da Abu al-ʿAliya, riguardo alle parole («Signore nostro, suscita tra loro un Messaggero»): «Si riferisce alla comunità di Muhammad (Allah lo benedica e gli conceda la pace)». Gli fu detto: «La tua preghiera è stata esaudita, ed egli apparirà alla fine dei tempi». Così dissero anche al-Suddi e Qatada. Le parole dell’Altissimo («E insegni loro il Libro») significano il Corano; («e la saggezza») significa la Sunna, secondo quanto riferirono al-Hasan, Qatada, Muqatil ibn Hayyan, Abu Malik e altri.
È stato detto anche che significhi la comprensione della religione: non vi è contraddizione tra queste interpretazioni.
(«E li purifichi»). ʿAli ibn Abi Talha riferì da Ibn ʿAbbas: «Significa l’obbedienza ad Allah e la sincerità». Muhammad ibn Ishaq, riguardo alle parole («E insegni loro il Libro e la saggezza»), disse: «Insegnerà loro il bene, affinché lo pratichino, e il male, affinché se ne guardino; informerà loro che Allah è soddisfatto di loro quando Gli obbediscono, si impegnano sempre più nell’obbedienza e si tengono lontani da ciò che Gli dispiace, cioè la disobbedienza».
Le parole («In verità, Tu sei il Possente, il Saggio») significano: il Possente, che nulla può rendere impotente e che è capace di ogni cosa; il Saggio nelle Sue azioni e nelle Sue parole, che dispone ogni cosa al suo posto, secondo la Sua saggezza e la Sua giustizia. (Corano, 61:6).
Tafsīr di al-Baghawī
(«Signore nostro, suscita tra loro») cioè nella comunità musulmana discendente da Ibrahim e Ismaʿil; secondo un’altra interpretazione, tra gli abitanti della Mecca. («Un Messaggero che sia uno di loro»), cioè un inviato: si intende Muhammad (Allah lo benedica e gli conceda la pace).
Al-Sayyid Abu al-Qasim ʿAli ibn Musa al-Musawi ci ha narrato: mi ha riferito Abu Bakr Ahmad ibn Muhammad ibn ʿAbbas al-Balkhi: ci ha informato l’imam Abu Sulayman Hamd ibn Muhammad ibn Ibrahim al-Khattabi: ci ha riferito Muhammad ibn al-Makki: ci ha riferito Ishaq ibn Ibrahim: ci ha riferito il nipote di Ibn Wahb: ci ha riferito mio zio: da Muʿawiya, da Salih, da Saʿid ibn Suwayd, da ʿAbd al-Aʿla ibn Hilal al-Sulami, da al-ʿIrbad ibn Sariya, che il Messaggero di Allah disse: «Presso Allah ero già scritto come Sigillo dei Profeti quando Adamo era ancora disteso nella sua argilla.
Vi racconterò l’inizio della mia vicenda: io sono la preghiera di Ibrahim, l’annuncio lieto di ʿIsa e la visione che mia madre ebbe quando mi diede alla luce: da lei uscì una luce che illuminò i palazzi della Siria». Con «la preghiera di Ibrahim» intende questa sua supplica: egli chiese che fosse suscitato tra i figli di Ismaʿil un Messaggero. Ibn ʿAbbas disse: «Tutti i Profeti appartengono ai Figli d’Israele, eccetto dieci: Nuh, Hud, Salih, Shuʿayb, Lut, Ibrahim, Ismaʿil, Ishaq, Yaʿqub e Muhammad, Allah li benedica tutti e conceda loro la pace».
(«Che reciti») significa: che legga. («Loro i Tuoi versetti») significa: il Tuo Libro, cioè il Corano. Un versetto del Corano è un discorso connesso fino al punto in cui termina. Secondo un’altra interpretazione, è un gruppo di lettere; si dice: «La gente uscì con la propria ayah», cioè con il proprio gruppo.
(«E insegni loro il Libro») significa il Corano. («E la saggezza»). Mujahid disse: «La comprensione del Corano». Muqatil disse: «Le esortazioni del Corano e le norme che contiene». Ibn Qutayba disse: «È la conoscenza e la pratica; nessun uomo è sapiente se non le riunisce entrambe».
Secondo un’altra interpretazione, è la Sunna; oppure le norme e il giudizio; oppure la comprensione della religione. Abu Bakr ibn Durayd disse: «Ogni parola che ti ammonisce, ti esorta a una virtù o ti trattiene da una cosa riprovevole è saggezza».
(«E li purifichi») significa: li purifichi dall’associazione ad Allah e dai peccati. Secondo un’altra interpretazione, riscuote la zakat dai loro beni. Ibn Kaysan disse: «Nel Giorno della Resurrezione attesterà la loro rettitudine, quando essi testimonieranno che i Profeti hanno trasmesso il messaggio. Ciò deriva da “tazkiya”, che significa attestare la rettitudine».
(«In verità, Tu sei il Possente, il Saggio»). Ibn ʿAbbas disse: «Il Possente è Colui che non ha eguali». Al-Kalbi disse: «Colui che punisce; a comprova, le parole dell’Altissimo: “Allah è Possente e detentore di punizione”» (Corano, 3:4). Secondo un’altra interpretazione, è Colui che è inaccessibile, che le mani non possono raggiungere e al quale nulla può arrivare; oppure il Forte, poiché la potenza è forza.
Allah, l’Altissimo, dice: «Li rafforzammo con un terzo» (Corano, 36:14), cioè: li rendemmo forti. È stato detto anche che significhi il Vincitore, come nelle parole riferite dall’Altissimo: «Egli prevalse su di me nel discorso» (Corano, 38:23), cioè mi sconfisse. Un proverbio dice: «Chi prevale, spoglia»; cioè, chi vince prende ciò che appartiene al vinto.
Nel Musnad dell’imam Ahmad (n. 17163) si tramanda che i Compagni chiesero al Profeta: «Parlaci di te!». Egli rispose: «Io sono la preghiera di mio padre Ibrahim…».