رَبِّ نَجِّنِي مِنَ الْقَوْمِ الظَّالِمِينَ.
رَبِّ نَجِّنِي مِنَ الْقَوْمِ الظَّالِمِينَ
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Uscì dalla città, timoroso e guardingo. Disse: «Signore, salvami da questo popolo ingiusto».
La forma «najjinī» (نَجِّنِي) è un imperativo e significa «salvami». È la supplica di Mosè mentre fuggiva dall’Egitto verso Madyan, senza provviste né cibo.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«Uscì dalla città, timoroso e guardingo», temendo che lo uccidessero. Invocò Allah e disse: «Signore, salvami dal popolo ingiusto». Si era pentito del suo peccato: aveva agito per ira, senza intenzione di uccidere. La loro minaccia nei suoi confronti era dunque un’ingiustizia e un atto di temeraria audacia.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
Quando quell’uomo lo informò che il Faraone e i suoi dignitari si erano accordati contro di lui, Mosè uscì dall’Egitto da solo. Il suo cuore non era abituato a una simile situazione: aveva vissuto nell’agiatezza, nel benessere e in una posizione di prestigio. «Uscì dalla città, timoroso e guardingo», cioè voltandosi a guardare intorno. «Disse: “Signore, salvami dal popolo ingiusto”», vale a dire dal Faraone e dai suoi dignitari.
Si racconta che Allah, glorificato ed eccelso, gli mandò un angelo a cavallo, che gli indicò la strada. Ma Allah ne sa di più.
Tafsīr di al-Baghawī
«Uscì dalla città»: Mosè. «Timoroso e guardingo», cioè in attesa che lo inseguissero. «Disse: “Signore, salvami dal popolo ingiusto”», cioè dai miscredenti. Secondo il racconto, quando seppe della sua fuga, il Faraone mandò uomini a cercarlo e disse loro: «Prendete le strade secondarie, perché lui non conosce il percorso».
Nel «Sahih Muslim» (n. 2699) sono riportate le parole del Profeta sull’affidarsi ad Allah quando si fugge da un pericolo.