Duʿāʾ 43 Conoscenza e facilitazione 12 min di lettura

Le suppliche di Ibrahim

Ibrahim 26:83–89
Testo arabo

رَبِّ هَبْ لِي حُكْمًا، وَأَلْحِقْنِي بِالصَّالِحِينَ، وَاجْعَلْ لِي لِسَانَ صِدْقٍ فِي الْآخِرِينَ، وَاجْعَلْنِي مِنْ، وَرَثَةِ جَنَّةِ النَّعِيمِ، وَاغْفِرْ لِأَبِي، إِنَّهُ كَانَ مِنَ الضَّالِّينَ، وَلَا تُخْزِنِي يَوْمَ يُبْعَثُونَ يَوْمَ لَا يَنْفَعُ مَالٌ، وَلَا بَنُونَ إِلَّا مَنْ أَتَى اللَّهَ بِقَلْبٍ سَلِيمٍ.

رَبِّ هَبْ لِي حُكْمًا وَأَلْحِقْنِي بِالصَّالِحِينَ وَاجْعَلْ لِي لِسَانَ صِدْقٍ فِي الْآخِرِينَ وَاجْعَلْنِي مِنْ وَرَثَةِ جَنَّةِ النَّعِيمِ وَاغْفِرْ لِأَبِي إِنَّهُ كَانَ مِنَ الضَّالِّينَ وَلَا تُخْزِنِي يَوْمَ يُبْعَثُونَ يَوْمَ لَا يَنْفَعُ مَالٌ وَلَا بَنُونَ إِلَّا مَنْ أَتَى اللَّهَ بِقَلْبٍ سَلِيمٍ

Il testo arabo è riportato secondo il Corano con i segni vocalici. الشعراء 26:83–89
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Traslitterazione Rabbi hab lī ḥukman wa-alḥiqnī biṣ-ṣāliḥīn, wa-jʿal lī lisāna ṣidqin fī al-ākhirīn, wa-jʿalnī min warathati jannati al-naʿīm, wa-ghfir li-abī innahu kāna mina al-ḍāllīn, wa-lā tukhzinī yawma yubʿathūn, yawma lā yanfaʿu mālun wa-lā banūn, illā man atā Allāha biqalbin salīm.
Traduzione del significato
Hamza Roberto PiccardoIT

Signore, dammi discernimento e annoverami tra i giusti , concedimi la stima sincera dei posteri. Fa’ che sia uno degli eredi del Giardino delle Delizie e perdona a mio padre: davvero è stato uno degli sviati. E non coprirmi di abominio nel Giorno in cui [gli uomini] saranno resuscitati, il Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né progenie, eccetto per colui che verrà ad Allah con cuore puro».

Significato e particolarità

La supplica di Ibrahim è composta da diverse richieste: «concedimi» (هَبْ لِي), «ricongiungimi» (أَلْحِقْنِي) e «fa’ che io abbia» (اجْعَلْ لِي). Il concetto di «cuore puro» (قَلْبٌ سَلِيمٌ) indica l’unica via di salvezza nell’Aldilà.

Commento e insegnamenti

Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī

«E fa’ che io sia tra gli eredi del Giardino delle Delizie», cioè tra coloro ai quali Allah assegnerà il Paradiso. Allah esaudì la sua supplica ed elevò il suo rango nei Giardini delle Delizie.

Poi Ibrahim, pace su di lui, invocò il suo Signore dicendo: «Signore, dammi discernimento», cioè una conoscenza ampia, con cui riconoscere le norme, ciò che è lecito e ciò che è proibito, e giudicare tra gli uomini; «e ricongiungimi ai giusti», ossia ai suoi fratelli tra i profeti e i messaggeri.

«E concedimi una reputazione sincera tra i posteri», cioè fa’ che la mia lode sincera perduri fino alla fine dei tempi. Allah esaudì la sua supplica e gli concesse una conoscenza e un discernimento tali da renderlo uno dei più eminenti messaggeri; lo unì ai suoi fratelli messaggeri e lo rese amato, ben accolto, onorato e lodato presso tutte le comunità e in ogni epoca. L’Altissimo ha detto: «E lasciammo di lui una lode tra i posteri: “Pace su Ibrahim!”. Così ricompensiamo coloro che fanno il bene. Egli era davvero uno dei Nostri servi credenti».

«E perdona a mio padre: in verità era tra gli sviati». Questa supplica fu pronunciata in ragione della promessa che Ibrahim aveva fatto a suo padre: «Chiederò perdono per te al mio Signore. Egli è stato benevolo con me». L’Altissimo ha detto: «La richiesta di perdono che Ibrahim rivolse per suo padre fu soltanto in virtù di una promessa che gli aveva fatto; quando gli fu chiaro che era nemico di Allah, se ne dissociò. Ibrahim era davvero pieno di compassione e indulgente».

«Nel Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né progenie, eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro»: questo è ciò che gli sarà utile presso di Te, ciò per cui sarà salvato dalla punizione e avrà diritto a una ricompensa generosa. Il cuore puro è quello che è libero dal politeismo, dal dubbio, dall’amore per il male e dal persistere nell’innovazione religiosa e nei peccati.

La sua purezza da ciò comporta che sia caratterizzato dai loro contrari: sincerità, conoscenza, certezza, amore per il bene e desiderio che esso sia bello nel suo cuore; che la sua volontà e il suo amore seguano l’amore di Allah e che il suo desiderio sia conforme a ciò che viene da Allah.

«E non coprirmi di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati», cioè non umiliarmi con il rimprovero per alcuni peccati, la punizione o la pubblica vergogna; rendimi invece felice in quel Giorno.

«Nel Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né progenie, eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro»: questo è ciò che gli sarà utile presso di Te, ciò per cui sarà salvato dalla punizione e avrà diritto a una ricompensa generosa.

Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr

Le parole dell’Altissimo: «E fa’ che io sia tra gli eredi del Giardino delle Delizie» significano: concedimi, nella vita terrena, che dopo di me rimanga una buona menzione e, nell’Aldilà, fa’ che io sia tra gli eredi del Giardino delle Delizie.

Per questo disse: «eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro», cioè libero da impurità e dal politeismo. Muhammad ibn Sīrīn disse: «Il cuore puro è quello di chi sa che Allah è la Verità, che l’Ora verrà, senza alcun dubbio, e che Allah resusciterà coloro che sono nelle tombe». Ibn ʿAbbās disse: «eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro», cioè vivo nella testimonianza che non vi è divinità all’infuori di Allah. Mujāhid, al-Ḥasan e altri dissero che «con cuore puro» significa libero dal politeismo.

Saʿīd ibn al-Musayyib disse: «Il cuore puro è il cuore sano, il cuore del credente; il cuore dell’ipocrita è malato», come dice Allah: «Nei loro cuori c’è una malattia» (al-Baqara, 2:10). Abū ʿUthmān al-Nīsābūrī disse: «È un cuore libero dall’innovazione religiosa e saldo nella Sunna».

Le parole: «Nel Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né progenie» significano che, in quel Giorno, le ricchezze non proteggeranno una persona dalla punizione di Allah, neppure se offrisse in riscatto tutto l’oro della terra; né la proteggeranno i figli, neppure se offrisse in riscatto tutti coloro che sono sulla terra. In quel Giorno saranno utili soltanto la fede in Allah, la sincerità nella religione a Lui dedicata e il dissociarsi dal politeismo. Per questo disse: «eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro», cioè libero da impurità e dal politeismo.

Muhammad ibn Sīrīn disse: «Il cuore puro è quello di chi sa che Allah è la Verità, che l’Ora verrà, senza alcun dubbio, e che Allah resusciterà coloro che sono nelle tombe».

Le parole: «E non coprirmi di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati» significano: proteggimi dalla vergogna nel Giorno della Resurrezione, quando saranno resuscitate tutte le creature, le prime e le ultime. Al-Bukhārī, commentando le parole «E non coprirmi di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati», riferì: Ibrāhīm ibn Ṭahmān narrò da Ibn Abī Dhi’b, da Saʿīd ibn Abī Saʿīd al-Maqburī, da suo padre, da Abū Hurayra, che il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ibrahim vedrà suo padre nel Giorno della Resurrezione con il volto coperto di polvere e di afflizione».

Ismāʿīl ci narrò: «Mio fratello mi narrò da Ibn Abī Dhi’b, da Saʿīd al-Maqburī, da Abū Hurayra, dal Profeta», che disse: «Ibrahim incontrerà suo padre e gli dirà: “Signore, mi avevi promesso che non mi avresti coperto di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati”. Allah dirà: “Ho proibito il Paradiso ai miscredenti”».

Al-Bukhārī lo riportò così sotto questo versetto; lo narrò anche, con la stessa catena di trasmissione, nel capitolo sulle storie dei profeti, come narrazione isolata, con queste parole: «Ibrahim incontrerà suo padre Āzar nel Giorno della Resurrezione, con il volto di Āzar coperto di afflizione e polvere. Ibrahim gli dirà: “Non ti avevo forse detto di non disobbedirmi?”. Suo padre risponderà: “Oggi non ti disobbedirò”. Ibrahim dirà: “Signore, mi avevi promesso che non mi avresti coperto di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati.

E quale vergogna potrebbe essere più grande di quella causata dal mio padre reietto?”. Allah, l’Altissimo, dirà: “Ho proibito il Paradiso ai miscredenti”. Poi sarà detto: “Ibrahim, che cosa hai sotto i piedi?”. Egli guarderà e vedrà un animale sacrificato, imbrattato; lo prenderanno per le zampe e lo getteranno nel Fuoco».

Abū ʿAbd al-Raḥmān al-Nasāʾī, nel commento del suo al-Sunan al-kubrā alle parole «E non coprirmi di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati», riferì: Aḥmad ibn Ḥafṣ ibn ʿAbd Allāh ci informò; mio padre mi narrò; Ibrāhīm ibn Ṭahmān mi narrò da Muḥammad ibn ʿAbd al-Raḥmān, da Saʿīd ibn Abī Saʿīd al-Maqburī, da suo padre, da Abū Hurayra, il quale disse che il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ibrahim vide suo padre nel Giorno della Resurrezione, coperto di polvere e afflizione, e gli disse: “Ti avevo proibito questo, ma mi hai disobbedito”.

Suo padre disse: “Oggi non ti disobbedirò in nulla”. Ibrahim disse: “Signore, mi avevi promesso che non mi avresti coperto di vergogna nel Giorno in cui saranno resuscitati: se copri di vergogna mio padre, il mio reietto, mi coprirai di vergogna”. Allah disse: “Ibrahim, ho proibito il Paradiso ai miscredenti”. Poi fu preso da lui.

Allah disse: “Ibrahim, dov’è tuo padre?”. Egli rispose: “Tu me l’hai tolto”. Allah disse: “Guarda sotto di te”. Ibrahim guardò e vide un maschio di iena che si rotolava nella propria sporcizia. Fu preso per le zampe e gettato nel Fuoco».

Questa catena di trasmissione è insolita e il racconto contiene elementi riprovevoli. La parola «dhīkh» indica il maschio della iena: come se Āzar fosse stato trasformato nella forma di un maschio di iena, imbrattato dei suoi escrementi, e gettato così nel Fuoco. Al-Bazzār lo narrò anche attraverso Ḥammād ibn Salama, da Ayyūb, da Muḥammad ibn Sīrīn, da Abū Hurayra, dal Profeta; anche questa versione è insolita. Lo narrò inoltre attraverso Qatāda, da Jaʿfar ibn ʿAbd al-Ghāfir, da Abū Saʿīd, dal Profeta, con un racconto simile.

Questa è una richiesta di Ibrahim, pace su di lui, al suo Signore, affinché gli conceda discernimento. Ibn ʿAbbās disse: «È la conoscenza». ʿIkrima disse: «È l’intelletto». Mujāhid disse: «È il Corano». Al-Suddī disse: «È la profezia».

Le parole «e ricongiungimi ai giusti» significano: fa’ che io sia insieme ai giusti nella vita terrena e nell’Aldilà, come disse il Profeta, Allah lo benedica e gli conceda la pace, al momento della morte: «O Allah, facci vivere musulmani, facci morire musulmani e ricongiungici ai giusti, senza vergogna né alterazione». «O Allah, con il Compagno più elevato», disse tre volte. Questo è riportato nel ḥadīth sulla supplica.

Le parole: «E concedimi una reputazione sincera tra i posteri» significano: fa’ che dopo di me rimanga una bella menzione di me e che io sia ricordato e preso a esempio nel bene. Allah, l’Altissimo, ha detto: «E lasciammo di lui una lode tra i posteri. Pace su Ibrahim! Così ricompensiamo coloro che fanno il bene» (al-Ṣāffāt, 37:108–110).

Mujāhid e Qatāda dissero: «Concedimi una reputazione sincera tra i posteri» significa «una lode buona». Mujāhid disse che il senso è simile alle parole dell’Altissimo: «Gli concedemmo la sua ricompensa in questa vita e nell’altra sarà certamente tra i giusti» (al-ʿAnkabūt, 29:27), e: «Gli concedemmo il bene in questa vita e nell’altra sarà certamente tra i giusti» (al-Naḥl, 16:122). Layth ibn Abī Sulaym disse: «Ogni comunità religiosa lo ama e gli è devota». Lo stesso disse ʿIkrima.

Le parole: «E perdona a mio padre: in verità era tra gli sviati» sono simili a: «Signore nostro, perdona me e i miei genitori» (Ibrāhīm, 14:41). Ibrahim, pace su di lui, in seguito rinunciò a questa supplica, come dice l’Altissimo: «La richiesta di perdono che Ibrahim rivolse per suo padre fu soltanto in virtù di una promessa che gli aveva fatto; quando gli fu chiaro che era nemico di Allah, se ne dissociò. Ibrahim era davvero pieno di compassione e indulgente» (al-Tawba, 9:114).

Allah interruppe definitivamente la richiesta di perdono di Ibrahim per suo padre quando disse: «Avete avuto un bell’esempio in Ibrahim e in coloro che erano con lui, quando dissero al loro popolo: “Noi ci dissociamo da voi e da ciò che adorate all’infuori di Allah. Vi rinneghiamo e tra noi e voi sono apparsi per sempre l’inimicizia e l’odio, finché non crederete in Allah soltanto”; a eccezione delle parole di Ibrahim a suo padre: “Chiederò perdono per te, ma non posso nulla per te presso Allah”» (al-Mumtaḥana, 60:4).

Tafsīr di al-Baghawī

«Signore, dammi discernimento»: Ibn ʿAbbās disse: «La conoscenza dei limiti e delle norme di Allah». Muqātil disse: «Comprensione e conoscenza». Al-Kalbī disse: «La profezia».

«E ricongiungimi ai giusti»: uniscimi, per rango e grado, ai profeti che mi hanno preceduto.

«E concedimi una reputazione sincera tra i posteri», cioè una lode buona, una bella menzione e un’accoglienza generale presso le comunità che verranno dopo di me. Allah glielo concesse: i seguaci di tutte le religioni gli sono devoti e lo lodano. Al-Qutaybī disse: «La parola “lingua” è usata al posto di “parola” in senso metaforico, perché la parola viene pronunciata con la lingua».

«E fa’ che io sia tra gli eredi del Giardino delle Delizie», cioè tra coloro ai quali concederai il Giardino delle Delizie.

«E non coprirmi di vergogna», cioè non esporre i miei difetti, «nel Giorno in cui saranno resuscitati».

«Nel Giorno in cui non gioveranno né ricchezze né progenie».

«E perdona a mio padre: in verità era tra gli sviati»: disse questo prima che gli fosse chiaro che suo padre era nemico di Allah, come è stato menzionato in precedenza nella sura al-Tawba.

«Eccetto a chi verrà ad Allah con cuore puro», cioè libero dal politeismo e dal dubbio. Quanto ai peccati, nessuno ne è immune: questa è l’opinione della maggior parte degli esegeti. Saʿīd ibn al-Musayyib disse: «Il cuore puro è quello sano, il cuore del credente, poiché il cuore del miscredente e dell’ipocrita è malato». Allah, l’Altissimo, ha detto: «Nei loro cuori c’è una malattia» (al-Baqara, 2:10).

Ibn ʿUthmān al-Nīsābūrī disse: «È il cuore libero dall’innovazione religiosa e saldo nella Sunna».

Ḥadīth a conferma

In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī (n. 4768) si tramanda da Abū Hurayra che Ibrahim incontrerà suo padre Āzar nel Giorno del Giudizio, ma questi sarà trasformato in una iena a causa della sua miscredenza.

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