Intercessione degli angeli per i credenti
رَبَّنَا وَسِعْتَ كُلَّ شَيْءٍ رَحْمَةً، وَعِلْمًا، فَاغْفِرْ لِلَّذِينَ تَابُوا، وَاتَّبَعُوا سَبِيلَكَ، وَقِهِمْ عَذَابَ الْجَحِيمِ. رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي، وَعَدْتَهُمْ، وَمَنْ صَلَحَ مِنْ آبَائِهِمْ، وَأَزْوَاجِهِمْ، وَذُرِّيَّاتِهِمْ، إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ، وَقِهِمُ السَّيِّئَاتِ، وَمَنْ تَقِ السَّيِّئَاتِ يَوْمَئِذٍ، فَقَدْ رَحِمْتَهُ، وَذَٰلِكَ هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ.
رَبَّنَا وَسِعْتَ كُلَّ شَيْءٍ رَحْمَةً وَعِلْمًا فَاغْفِرْ لِلَّذِينَ تَابُوا وَاتَّبَعُوا سَبِيلَكَ وَقِهِمْ عَذَابَ الْجَحِيمِ رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي وَعَدْتَهُمْ وَمَنْ صَلَحَ مِنْ آبَائِهِمْ وَأَزْوَاجِهِمْ وَذُرِّيَّاتِهِمْ إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ وَقِهِمُ السَّيِّئَاتِ وَمَنْ تَقِ السَّيِّئَاتِ يَوْمَئِذٍ فَقَدْ رَحِمْتَهُ وَذَٰلِكَ هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ
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Coloro che sostengono il Trono e coloro che lo circondano, glorificano e lodano il loro Signore , credono in Lui e invocano il perdono per i credenti: «Signore, la Tua misericordia e la Tua scienza, si estendono su tutte le cose: perdona a coloro che si pentono e seguono la Tua via, preservali dal castigo della Fornace . Signore! Falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e a quanti fra i loro padri, le loro spose e i loro discendenti saranno stati virtuosi. Sì, Tu sei l’Eccelso, il Saggio. Preservali dalle cattive azioni, perché in quel Giorno colui che avrai preservato dal male, beneficerà della Tua misericordia». Questo è l’immenso successo.
La supplica è pronunciata dagli angeli più eminenti a favore dei credenti sulla terra. In essa ricorrono le richieste «perdona» (اغْفِرْ), «preservali» (قِهِمْ) e «falli entrare» (أَدْخِلْهُمْ).
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«E preservali dalle cattive azioni» (وَقِهِمُ السَّيِّئَاتِ): cioè dalle azioni cattive e dalla loro punizione, poiché esse recano danno a chi le compie. «E colui che preserverai dalle cattive azioni in quel Giorno» (وَمَنْ تَقِ السَّيِّئَاتِ يَوْمَئِذٍ): cioè nel Giorno della Resurrezione; «avrai avuto misericordia di lui» (فَقَدْ رَحِمْتَهُ), poiché la Tua misericordia verso i servi è sempre costante: nulla la impedisce se non i peccati e le cattive azioni dei servi. Chi viene preservato dalle cattive azioni, è guidato da Te alle buone azioni e alla loro ricompensa buona.
«E questo» (وَذَلِكَ), cioè l’allontanamento di ciò che si teme mediante la protezione dalle cattive azioni e il conseguimento di ciò che si desidera mediante la misericordia, «è il successo immenso» (هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ): un successo senza pari, più grande di qualunque cosa possa suscitare la competizione di chi compete.
Questa supplica degli angeli racchiude la perfezione della loro conoscenza del loro Signore e il ricorso a Lui mediante i Suoi nomi più belli, attraverso i quali Egli ama che i Suoi servi si rivolgano a Lui. Essi invocano ciò che è adeguato a quanto chiedono a Dio: poiché chiedono che si realizzi la misericordia e che sia rimosso l’effetto delle inclinazioni della natura umana, la cui imperfezione Dio conosce, e delle inclinazioni al peccato, nonché di altre cause e presupposti che Dio conosce pienamente, si rivolgono a Lui come al Misericordioso e al Sapiente.
La loro supplica manifesta anche la perfezione del loro rispetto per Dio, l’Altissimo: riconoscono la Sua signoria su di loro, sia quella universale sia quella particolare, e che non spetta loro alcun potere decisionale. La loro invocazione al Signore nasce da una condizione di bisogno assoluto, da ogni punto di vista: non adducono alcuna condizione a proprio favore davanti a Lui. Tutto, infatti, non è che grazia, generosità e benevolenza di Dio.
Essa manifesta inoltre la loro piena conformità a ciò che il loro Signore ama: amano le opere che Egli ama, cioè gli atti di adorazione che essi stessi compiono con l’impegno di chi ama, e amano quei servi, i credenti, che Dio ama fra tutte le Sue creature. Dio detesta tutti i servi responsabili, eccetto i credenti fra loro. Per l’amore che nutrono per i credenti, gli angeli invocano Dio per loro e si adoperano per il loro bene: la supplica per una persona è infatti una delle prove più chiare dell’amore per lei, poiché si invoca soltanto per chi si ama.
Dopo aver detto: «E chiedono perdono per coloro che credono», Dio ha esposto e precisato la loro supplica; ciò contiene un sottile richiamo al modo di riflettere sul Suo Libro. Chi lo medita non dovrebbe limitarsi al solo significato isolato delle parole. Dovrebbe invece comprenderne correttamente il senso e, una volta afferrato nel suo giusto valore, riflettere con la propria ragione su ciò che esso implica, sulle vie che conducono a esso, su ciò senza cui non può realizzarsi e sulle condizioni da cui dipende.
Dovrebbe quindi essere certo che Dio lo abbia voluto, così come è certo che Egli abbia voluto il significato specifico indicato dalle parole.
Due cose lo rendono certo che Dio lo abbia voluto: la prima è sapere e riconoscere con certezza che si tratta di una conseguenza del significato e di qualcosa da cui esso dipende; la seconda è sapere che Dio conosce ogni cosa e che ha ordinato ai Suoi servi di riflettere e meditare sul Suo Libro. Egli, l’Altissimo, conosce ciò che consegue a quei significati. È Lui ad aver dichiarato che il Suo Libro è guida, luce e spiegazione di ogni cosa, e che il suo linguaggio è il più eloquente e il più chiaro nell’esporre.
In questo modo il servo consegue una conoscenza immensa e un bene abbondante, nella misura in cui Dio gli concede la guida. In questo nostro commentario vi è molto di tutto ciò: è Dio che ce ne ha fatto dono.
A volte, in alcuni versetti, il fondamento di tale comprensione può sfuggire a chi non medita con attenzione e discernimento. Chiediamo a Dio, l’Altissimo, di aprirci i tesori della Sua misericordia, affinché ciò diventi causa del miglioramento della nostra condizione e di quella dei musulmani. Non ci resta che aggrapparci alla Sua generosità e ricorrere alla Sua benevolenza, della quale continuiamo a godere in ogni istante e in ogni momento. Gli chiediamo, per Sua grazia, di proteggerci dal male delle nostre anime, che impedisce e ostacola il giungere della Sua misericordia.
Egli è il Generosissimo, il Donatore, che ha concesso sia i mezzi sia ciò che da essi deriva.
Questo implica inoltre che chi è legato a una persona — coniuge, figlio o compagno — trae beneficio dalla vicinanza a lei e che il legame con lei può diventare causa di un bene che gli giunge al di fuori delle proprie opere e delle cause legate alle proprie opere. Gli angeli, infatti, invocavano Dio per i credenti e per coloro fra i loro padri, coniugi e discendenti che erano virtuosi. Si può tuttavia osservare che è necessario che siano virtuosi, in base alle parole «e coloro che sono stati virtuosi» (وَمَنْ صَلَحَ). In tal caso, questo bene sarebbe una conseguenza delle loro opere. Dio ne sa di più.
L’Altissimo informa della Sua perfetta benevolenza verso i Suoi servi credenti e dei mezzi che ha predisposto per la loro felicità, al di fuori della loro capacità: gli angeli a Lui vicini chiedono perdono per loro e invocano per loro ciò che migliora la loro religione e la loro vita futura. In ciò è implicita anche la menzione dell’onore di coloro che sostengono il Trono e di quelli che lo circondano, della loro vicinanza al loro Signore, della loro intensa adorazione e della loro sincera sollecitudine per i servi di Dio, poiché sanno che Dio ama questo da parte loro.
Perciò Egli dice: «Coloro che sostengono il Trono» (الَّذِينَ يَحْمِلُونَ الْعَرْشَ), cioè il Trono del Misericordioso, che è il tetto delle creature, la più grande, la più vasta e la più bella fra esse, ed è quella più vicina a Dio, l’Altissimo. Dio abbraccia la terra, i cieli e il Kursī. Questi angeli sono stati incaricati da Dio, l’Altissimo, di sostenere il Suo immenso Trono; non c’è dubbio che siano fra gli angeli più grandi, eminenti e forti.
La scelta che Dio ha fatto di loro per sostenere il Suo Trono, il fatto che siano menzionati per primi e la loro vicinanza a Lui indicano che essi sono i più nobili fra le categorie degli angeli, pace su di loro. L’Altissimo ha detto: «E in quel Giorno otto porteranno sopra di loro il Trono del tuo Signore» (وَيَحْمِلُ عَرْشَ رَبِّكَ فَوْقَهُمْ يَوْمَئِذٍ ثَمَانِيَةٌ).
«E quelli che lo circondano» (وَمَنْ حَوْلَهُ): gli angeli a Lui vicini per rango e virtù. «Glorificano con la lode il loro Signore» (يُسَبِّحُونَ بِحَمْدِ رَبِّهِمْ): questa è una lode per la loro intensa adorazione di Dio, l’Altissimo, in particolare per la glorificazione e la lode. Tutte le altre forme di adorazione rientrano nella glorificazione e nella lode di Dio, poiché Lo si proclama esente dal fatto che il servo rivolga tali atti ad altri che a Lui; e si rende lode a Lui, l’Altissimo. Anzi, lodare Dio è adorazione di Lui.
Anche quando il servo dice: «Gloria a Dio e a Lui la lode», ciò rientra in questa categoria ed è una forma di adorazione.
«E chiedono perdono per coloro che credono» (وَيَسْتَغْفِرُونَ لِلَّذِينَ آمَنُوا). Questo è uno dei numerosissimi benefici e meriti della fede: gli angeli, che non hanno peccati, chiedono perdono per i credenti. Con la propria fede, il credente diventa causa di questo immenso favore.
Poiché il perdono comporta conseguenze senza le quali non è completo — diversamente da quanto molti immaginano, cioè che chiederlo abbia come unico scopo il semplice perdono dei peccati — Dio, l’Altissimo, menziona la forma della loro invocazione di perdono, indicando ciò senza cui esso non si realizza. Dice: «Signore nostro, la Tua misericordia e la Tua conoscenza abbracciano ogni cosa» (رَبَّنَا وَسِعْتَ كُلَّ شَيْءٍ رَحْمَةً وَعِلْمًا).
La Tua conoscenza abbraccia ogni cosa: nulla ti è nascosto e neppure il peso di un atomo, nella terra o nel cielo, sfugge alla Tua conoscenza; né qualcosa di più piccolo o di più grande. La Tua misericordia abbraccia ogni cosa: tutto l’universo, le sue parti superiori e inferiori, è colmo della misericordia di Dio, l’Altissimo; essa li raggiunge e giunge a tutte le creature.
«Perdona a coloro che si sono pentiti» (فَاغْفِرْ لِلَّذِينَ تَابُوا) dall’associazione e dai peccati, «e hanno seguito la Tua via» (وَاتَّبَعُوا سَبِيلَكَ), seguendo i Tuoi messaggeri nell’unicità divina e nell’obbedienza a Te. «E preservali dal castigo della Fornace» (وَقِهِمْ عَذَابَ الْجَحِيمِ): cioè preservali dal castigo stesso e dalle cause che vi conducono.
«Signore nostro, falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro» (رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي وَعَدْتَهُمْ), per mezzo dei Tuoi messaggeri. «E coloro che sono stati virtuosi» (وَمَنْ صَلَحَ), cioè coloro che sono stati virtuosi nella fede e nelle opere buone, «fra i loro padri, i loro coniugi» (مِنْ آبَائِهِمْ وَأَزْوَاجِهِمْ): le loro mogli e i loro mariti, i loro amici e compagni, «e i loro discendenti» (وَذُرِّيَّاتِهِمْ). «In verità, Tu sei l’Eccelso» (إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ), Colui che domina ogni cosa.
Grazie alla Tua potenza, perdoni i loro peccati, allontani da loro ciò che temono e li conduci così a ogni bene. «Il Saggio» (الْحَكِيمُ), Colui che dispone ogni cosa nel suo luogo appropriato. Signore nostro, non Ti chiediamo nulla che la Tua saggezza richieda di negare; al contrario, fra le cose che la Tua saggezza ha annunciato per bocca dei Tuoi messaggeri e che la Tua grazia implica, vi è il perdono per i credenti.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
«E preservali dalle cattive azioni» (وَقِهِمُ السَّيِّئَاتِ): cioè dal compierle oppure dalle loro conseguenze, per coloro che le hanno commesse. «E colui che preserverai dalle cattive azioni in quel Giorno» (وَمَنْ تَقِ السَّيِّئَاتِ يَوْمَئِذٍ), cioè nel Giorno della Resurrezione, «avrai avuto misericordia di lui» (فَقَدْ رَحِمْتَهُ): gli avrai mostrato benevolenza e lo avrai salvato dalla punizione. «E questo è il successo immenso» (وَذَلِكَ هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ).
«Signore nostro, falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e coloro che sono stati virtuosi fra i loro padri, i loro coniugi e i loro discendenti» (رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي وَعَدْتَهُمْ وَمَنْ صَلَحَ مِنْ آبَائِهِمْ وَأَزْوَاجِهِمْ وَذُرِّيَّاتِهِمْ): cioè riuniscili a loro, affinché i loro occhi si rallegrino nel ritrovarsi in dimore vicine, come nell’Altissimo detto: «E coloro che hanno creduto e i cui discendenti li hanno seguiti nella fede,
Noi riuniremo a loro i loro discendenti e non toglieremo nulla alle loro opere» (وَالَّذِينَ آمَنُوا وَاتَّبَعَتْهُمْ ذُرِّيَّتُهُمْ بِإِيمَانٍ أَلْحَقْنَا بِهِمْ ذُرِّيَّتَهُمْ وَمَا أَلَتْنَاهُمْ مِنْ عَمَلِهِمْ مِنْ شَيْءٍ). Ciò significa che li poniamo tutti sullo stesso livello, affinché i loro occhi si rallegrino: non abbassiamo chi è in alto fino a renderlo pari a chi è in basso; piuttosto, eleviamo chi ha compiuto meno opere fino a renderlo pari a chi ne ha compiute molte, per favore e benevolenza da parte Nostra.
Saʿīd ibn Jubayr disse: «Quando il credente entrerà in Paradiso, chiederà di suo padre, di suo figlio e di suo fratello: “Dove sono?” Gli sarà risposto: “Non hanno raggiunto il tuo grado per le loro opere”. Egli dirà: “Io ho agito per me e per loro”. Allora saranno fatti raggiungere il suo grado».
Poi Saʿīd ibn Jubayr recitò questo versetto: «Signore nostro, falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e coloro che sono stati virtuosi fra i loro padri, i loro coniugi e i loro discendenti. In verità, Tu sei l’Eccelso, il Saggio» (رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي وَعَدْتَهُمْ وَمَنْ صَلَحَ مِنْ آبَائِهِمْ وَأَزْوَاجِهِمْ وَذُرِّيَّاتِهِمْ إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ).
Muṭarrif ibn ʿAbd Allāh ibn al-Shikhkhīr disse: «I servi di Dio più sinceramente solleciti per i credenti sono gli angeli», poi recitò questo versetto: «Signore nostro, falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro». «I più ostili fra le creature verso i credenti sono i demoni». Le parole «In verità, Tu sei l’Eccelso, il Saggio» (إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ) significano: Colui al quale nessuno può opporsi o resistere; ciò che vuole accade e ciò che non vuole non accade. Egli è il Saggio nelle Sue parole e nelle Sue azioni, nella Sua legge e nel Suo decreto, l’Altissimo. (Ṭūr: 21).
L’Altissimo informa che gli angeli a Lui vicini — i quattro che sostengono il Trono e i cherubini che lo circondano — glorificano con la lode il loro Signore: associano la glorificazione, che indica la negazione delle imperfezioni, alla lode, che implica l’affermazione degli attributi degni di lode. «E credono in Lui» (وَيُؤْمِنُونَ بِهِ), cioè Gli sono sottomessi e umili davanti a Lui. «E chiedono perdono per coloro che credono» (وَيَسْتَغْفِرُونَ لِلَّذِينَ آمَنُوا), cioè per gli abitanti della terra che credono nell’invisibile.
Dio, Gloria a Lui, ha predisposto che i Suoi angeli a Lui vicini invochino per i credenti senza che questi lo sappiano. Poiché ciò fa parte della natura degli angeli, essi dicono «Āmīn» alla supplica di un credente per il proprio fratello pronunciata in sua assenza, come è attestato nel Ṣaḥīḥ Muslim: «Quando un musulmano invoca per il proprio fratello in sua assenza, l’angelo dice: “Āmīn, e a te lo stesso”».
L’imam Aḥmad disse: ci ha riferito ʿAbd Allāh ibn Muḥammad — cioè Ibn Abī Shayba — ci ha riferito ʿAbda ibn Sulaymān, da Muḥammad ibn Isḥāq, da Yaʿqūb ibn ʿUtba, da ʿIkrima, da Ibn ʿAbbās, che il Messaggero di Dio ﷺ confermò una parte di una poesia di Umayya, quando questi disse: «Un uomo e un toro sotto il suo piede destro, l’aquila sotto l’altro e un leone in agguato». Il Messaggero di Dio ﷺ disse: «È vero». Poi disse: «Il sole sorge, rosso, alla fine di ogni notte, e il suo colore al mattino diventa roseo. Eppure, quando sorge nella sua orbita, si rifiuta: per noi non sorge senza essere tormentata o sferzata».
Il Profeta ﷺ disse: «È vero». Questa è una catena di trasmissione buona e implica che oggi coloro che sostengono il Trono siano quattro; nel Giorno della Resurrezione saranno otto, come dice l’Altissimo: «E in quel Giorno otto porteranno sopra di loro il Trono del tuo Signore» (وَيَحْمِلُ عَرْشَ رَبِّكَ فَوْقَهُمْ يَوْمَئِذٍ ثَمَانِيَةٌ).
A questo punto sorge una domanda: come si conciliano ciò che si comprende da questo versetto e l’indicazione di questo hadith con l’hadith narrato da Abū Dāwūd? Muḥammad ibn al-Ṣabbāḥ al-Bazzār ci ha riferito: al-Walīd ibn Abī Thawr ci ha riferito, da Simāk, da ʿAbd Allāh ibn ʿUmayra, da al-Aḥnaf ibn Qays, da al-ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, che disse: «Mi trovavo ad al-Baṭḥāʾ, in un gruppo di persone fra cui c’era il Messaggero di Dio ﷺ. Passò una nuvola; egli la guardò e disse: “Come la chiamate?” Risposero: “Nuvola”.
Disse: “E al-muzn?” Risposero: “Al-muzn”. Disse: “E al-ʿanān?” Risposero: “Al-ʿanān”». Abū Dāwūd disse: «Non ho ben precisato al-ʿanān». Poi disse: «Sapete quanto dista il cielo dalla terra?» Risposero: «Non lo sappiamo».
Disse: «La distanza fra loro è di una, due o settantatré anni; poi, sopra di esso, vi è un altro cielo alla stessa distanza», fino a contare sette cieli. «Sopra il settimo cielo vi è un mare; fra la sua superficie inferiore e quella superiore c’è una distanza pari a quella fra un cielo e l’altro. Sopra di esso vi sono otto stambecchi; fra gli zoccoli e le ginocchia di ciascuno di loro c’è una distanza pari a quella fra un cielo e l’altro. Sulle loro schiene si trova il Trono; fra la sua parte inferiore e quella superiore c’è una distanza pari a quella fra un cielo e l’altro. E sopra tutto ciò vi è Dio, l’Onnipotente e Maestoso».
Abū Dāwūd lo trasmise poi anche al-Tirmidhī e Ibn Māja, attraverso Simāk ibn Ḥarb. Al-Tirmidhī disse: «È un hadith buono, raro». Questo indica che coloro che sostengono il Trono sono otto, come disse Shahr ibn Ḥawshab: «Coloro che sostengono il Trono sono otto. Quattro dicono: “Gloria a Te, o Dio, e a Te la lode.
A Te la lode per la Tua indulgenza nonostante la Tua conoscenza”; e quattro dicono: “Gloria a Te, o Dio, e a Te la lode. A Te la lode per il Tuo perdono nonostante la Tua potenza”».
Per questo, quando chiedono perdono per i credenti, dicono: «Signore nostro, la Tua misericordia e la Tua conoscenza abbracciano ogni cosa» (رَبَّنَا وَسِعْتَ كُلَّ شَيْءٍ رَحْمَةً وَعِلْمًا): cioè la Tua misericordia abbraccia i loro peccati e i loro errori, e la Tua conoscenza comprende tutte le loro azioni, i loro movimenti e le loro quiete.
«Perdona a coloro che si sono pentiti e hanno seguito la Tua via» (فَاغْفِرْ لِلَّذِينَ تَابُوا وَاتَّبَعُوا سَبِيلَكَ): sii indulgente con chi ha commesso il male, quando si pente, si volge a Te, abbandona ciò in cui si trovava e segue ciò che hai ordinato, compiendo il bene ed evitando il male. «E preservali dal castigo della Fornace» (وَقِهِمْ عَذَابَ الْجَحِيمِ): allontanali dal tormento doloroso e penoso della Fornace. Dio ne è il Garante. (al-Ḥāqqa: 17; e le loro parole).
Tafsīr di al-Baghawī
«Signore nostro, falli entrare nei Giardini di Eden che hai promesso loro, e coloro che sono stati virtuosi fra i loro padri, i loro coniugi e i loro discendenti. In verità, Tu sei l’Eccelso, il Saggio» (رَبَّنَا وَأَدْخِلْهُمْ جَنَّاتِ عَدْنٍ الَّتِي وَعَدْتَهُمْ وَمَنْ صَلَحَ مِنْ آبَائِهِمْ وَأَزْوَاجِهِمْ وَذُرِّيَّاتِهِمْ إِنَّكَ أَنْتَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ). Saʿīd ibn Jubayr disse: «Il credente entrerà in Paradiso e dirà: “Dov’è mio padre? Dov’è mia madre?
Dov’è mio figlio? Dov’è il mio coniuge?” Gli sarà risposto: “Non hanno compiuto opere come le tue”. Egli dirà: “Io ho agito per me e per loro”. Allora sarà detto: “Fateli entrare in Paradiso”».
Quanto alle parole dell’Altissimo: «Coloro che sostengono il Trono e quelli che lo circondano» (الَّذِينَ يَحْمِلُونَ الْعَرْشَ وَمَنْ حَوْلَهُ), si tratta degli angeli che sostengono il Trono e di quelli che gli girano intorno: i cherubini, i signori degli angeli. Ibn ʿAbbās disse: «Dalla pianta del piede di uno di loro fino alla punta delle sue dita c’è una distanza percorribile in cinquecento anni. Si tramanda che i loro piedi siano nelle profondità più remote delle terre e che le terre e i cieli giungano fino alle loro cinture.
Essi dicono: “Gloria al Possessore della potenza e della sovranità; gloria al Possessore del regno e del dominio; gloria al Vivente che non muore; santissimo, purissimo è il Signore degli angeli e dello Spirito”».
Maysara ibn ʿArūba disse: «I loro piedi sono nella terra più bassa e le loro teste perforano il Trono. Sono umili e non alzano lo sguardo. Temono più degli abitanti del settimo cielo; e gli abitanti del settimo cielo temono più di quelli del cielo che li precede, e così via». Mujāhid disse: «Fra gli angeli e il Trono vi sono settanta veli di luce».
Muḥammad ibn al-Munkadir riferì da Jābir che il Messaggero di Dio ﷺ disse: «Mi è stato concesso il permesso di parlarvi di un angelo di Dio fra coloro che sostengono il Trono: fra il lobo del suo orecchio e la sua spalla c’è una distanza percorribile in settecento anni».
Jaʿfar ibn Muḥammad riferì da suo padre, da suo nonno, che disse: «Fra una delle colonne del Trono e la seconda c’è una distanza pari al volo di un uccello veloce per trentamila anni. Ogni giorno il Trono viene rivestito di settantamila colori di luce, e nessuna creatura di Dio può sostenerne la vista. Tutte le cose, rispetto al Trono, sono come un anello in un deserto».
Mujāhid disse: «Fra il settimo cielo e il Trono vi sono settantamila veli di luce, poi un velo di tenebra, un velo di luce e un velo di tenebra». Wahb ibn Munabbih disse: «Intorno al Trono vi sono settantamila file di angeli, una dietro l’altra, che gli girano intorno. Gli uni procedono in avanti e gli altri indietro. Quando alcuni di loro si trovano l’uno di fronte all’altro, gli uni pronunciano la tahlīl [“non c’è divinità all’infuori di Dio”] e gli altri il takbīr [“Dio è il più grande”].
Dietro di loro vi sono settantamila file in piedi, con le mani poste sul collo e appoggiate sulle spalle. Quando odono il takbīr e la tahlīl dei primi, alzano la voce e dicono: “Gloria a Te e a Te la lode! Quanto sei grande e sublime! Tu sei Dio, non c’è altra divinità all’infuori di Te.
Tu sei il più grande; tutte le creature torneranno a Te”. Dietro di loro vi sono centomila file di angeli, con la mano destra posta sulla sinistra; non ve n’è uno che glorifichi Dio con una lode uguale a quella di un altro. La distanza fra le estremità delle ali di uno di loro è percorribile in trecento anni, e quella fra il lobo dell’orecchio e la spalla in quattrocento anni.
Dio si è celato agli angeli intorno al Trono dietro settanta veli di fuoco, settanta di tenebra, settanta di luce, settanta di perla bianca, settanta di rubino rosso, settanta di rubino giallo, settanta di smeraldo verde, settanta di neve, settanta d’acqua, settanta di grandine e altri ancora che soltanto Dio, l’Altissimo, conosce».
Disse inoltre: «Ognuno di coloro che sostengono il Trono e di quelli che lo circondano ha quattro volti: un volto di toro, uno di leone, uno di aquila e uno d’uomo; e ciascuno ha quattro ali. Due ali gli coprono il volto per timore che, guardando il Trono, ne resti fulminato; con le altre due vola. Non hanno altro linguaggio che la glorificazione, la lode, il takbīr e la celebrazione della maestà divina».
Quanto alle parole dell’Altissimo: «Glorificano con la lode il loro Signore e credono in Lui» (يُسَبِّحُونَ بِحَمْدِ رَبِّهِمْ وَيُؤْمِنُونَ بِهِ), significa che attestano che Egli è Uno e non ha associati. Abū ʿAbd al-Wāḥid al-Malīḥī ci ha riferito: Abū Manṣūr al-Samʿānī ci ha riferito: Abū Jaʿfar al-Rayyānī ci ha riferito: Ḥumayd ibn Zanjawayh ci ha riferito: ʿUmar ibn ʿAbd Allāh al-Raqāshī ci ha riferito: Jaʿfar ibn Sulaymān ci ha riferito: Hārūn ibn Rabbāb ci ha riferito: Shahr ibn Ḥawshab disse: «Coloro che sostengono il Trono sono otto. Quattro dicono: “Gloria a Te, o Dio, e a Te la lode.
A Te la lode per la Tua indulgenza nonostante la Tua conoscenza”; e quattro dicono: “Gloria a Te, o Dio, e a Te la lode. A Te la lode per il Tuo perdono nonostante la Tua potenza”». Disse: «È come se osservassero i peccati dei figli di Adamo».
Quanto alle parole dell’Altissimo: «E chiedono perdono per coloro che credono: “Signore nostro”» (وَيَسْتَغْفِرُونَ لِلَّذِينَ آمَنُوا رَبَّنَا), cioè dicono: «Signore nostro». «La Tua misericordia e la Tua conoscenza abbracciano ogni cosa» (وَسِعْتَ كُلَّ شَيْءٍ رَحْمَةً وَعِلْمًا): secondo alcuni, le parole sono in accusativo come specificazione; secondo altri, per trasposizione, con il senso: «La Tua misericordia e la Tua conoscenza abbracciano ogni cosa». «Perdona a coloro che si sono pentiti e hanno seguito la Tua via» (فَاغْفِرْ لِلَّذِينَ تَابُوا وَاتَّبَعُوا سَبِيلَكَ), cioè la Tua religione.
«E preservali dal castigo della Fornace» (وَقِهِمْ عَذَابَ الْجَحِيمِ). Muṭarrif disse: «I servi di Dio più sinceramente solleciti per i credenti sono gli angeli; i più ostili alle creature verso i credenti sono i demoni».
«E preservali dalle cattive azioni» (وَقِهِمُ السَّيِّئَاتِ), cioè dalle punizioni. «E colui che preserverai dalle cattive azioni» (وَمَنْ تَقِ السَّيِّئَاتِ), cioè colui che preserverai dalle punizioni; secondo un’altra interpretazione, dalla ricompensa delle cattive azioni. «In quel Giorno avrai avuto misericordia di lui: e questo è il successo immenso» (يَوْمَئِذٍ فَقَدْ رَحِمْتَهُ وَذَلِكَ هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ).
Nel Ṣaḥīḥ Muslim (n. 2732) si tramanda: «La supplica di un musulmano per il proprio fratello in sua assenza viene esaudita. Presso la sua testa si trova un angelo che dice: “Āmīn! E a te lo stesso!”»