Duʿāʾ 21 Protezione dal male 3 min di lettura

Supplica per la salvezza dall’oppressione

I giovani oppressi del popolo di Mosè 10:85–86
Testo arabo

رَبَّنَا لَا تَجْعَلْنَا فِتْنَةً لِلْقَوْمِ الظَّالِمِينَ، وَنَجِّنَا بِرَحْمَتِكَ مِنَ الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ.

رَبَّنَا لَا تَجْعَلْنَا فِتْنَةً لِلْقَوْمِ الظَّالِمِينَ وَنَجِّنَا بِرَحْمَتِكَ مِنَ الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ

Il testo arabo è riportato secondo il Corano con i segni vocalici. يونس 10:85–86
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Voce
Traslitterazione Rabbanā lā tajʿalnā fitnatan lil-qawmiẓ-ẓālimīn, wa najjinā bi-raḥmatika mina-l-qawmi-l-kāfirīn.
Traduzione del significato
Hamza Roberto PiccardoIT

Dissero: «Ci affidiamo ad Allah. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per gli oppressori . Liberaci, per la Tua misericordia, da questo popolo di miscredenti».

Significato e particolarità

La supplica contiene la costruzione proibitiva «lā tajʿalnā» (non fare di noi) e la richiesta «najjinā» (salvaci). È la preghiera dei giovani oppressi del popolo di Mosè, che riponevano la loro fiducia in Allah.

Commento e insegnamenti

Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī

«Dissero», conformandosi a ciò che era stato loro ordinato: «In Allah riponiamo la nostra fiducia. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non lasciare che essi prevalgano su di noi e ci perseguitino, o ci sconfiggano, così che ne siano messi alla prova e dicano: «Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati sconfitti».

«E liberaci, per la Tua misericordia, dal popolo dei miscredenti», affinché siamo al sicuro dal loro male e possiamo praticare la nostra religione in modo da poter osservare i suoi precetti e manifestarla senza avversari né contendenti.

Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr

«E liberaci, per la Tua misericordia», cioè: salvaci con la Tua misericordia e la Tua benevolenza, «dal popolo dei miscredenti», cioè da coloro che hanno negato la verità e l’hanno occultata, mentre noi abbiamo creduto in Te e confidato in Te.

I Figli di Israele si conformarono a ciò e dissero: «In Allah riponiamo la nostra fiducia. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non concedere loro la vittoria su di noi e non lasciare che ci assoggettino, altrimenti penseranno che abbiano prevalso perché sono nel giusto e noi nel falso, e per questo saranno messi alla prova. Così è stato riferito da Abū Mijlaz e Abū Ḍuḥā.

Ibn Abī Najīḥ e altri hanno riferito da Mujāhid: «Non farci perire per mano del popolo del Faraone, né punirci con una punizione che provenga da Te, affinché il popolo del Faraone non dica: “Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati puniti e noi non avremmo prevalso su di loro”, e così siano messi alla prova a causa nostra». ʿAbd al-Razzāq disse: ci ha riferito Ibn ʿUyayna, da Ibn Abī Najīḥ, da Mujāhid, riguardo alle parole «O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori»: «Non lasciare che essi prevalgano su di noi, altrimenti ci perseguiteranno».

Tafsīr di al-Baghawī

«Dissero: “In Allah riponiamo la nostra fiducia”», cioè: ci affidiamo a Lui. Poi invocarono, dicendo: «O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non concedere loro la vittoria su di noi e non farci perire per mano loro, affinché non pensino che non eravamo nel giusto e non accrescano così la loro ribellione. Mujāhid disse: «Non punirci con una punizione che provenga da Te, affinché il popolo del Faraone non dica: “Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati puniti”, e non pensi di essere migliore di noi, venendo così messo alla prova». «E liberaci, per la Tua misericordia, dal popolo dei miscredenti».

Ḥadīth a conferma

Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī (n. 6347) si riferisce da Abū Hurayra che il Profeta invocava Allah chiedendo di essere salvato dalla gravità delle prove e dalla sopraffazione dei nemici.

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