Supplica per la salvezza dall’oppressione
رَبَّنَا لَا تَجْعَلْنَا فِتْنَةً لِلْقَوْمِ الظَّالِمِينَ، وَنَجِّنَا بِرَحْمَتِكَ مِنَ الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ.
رَبَّنَا لَا تَجْعَلْنَا فِتْنَةً لِلْقَوْمِ الظَّالِمِينَ وَنَجِّنَا بِرَحْمَتِكَ مِنَ الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ
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Dissero: «Ci affidiamo ad Allah. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per gli oppressori . Liberaci, per la Tua misericordia, da questo popolo di miscredenti».
La supplica contiene la costruzione proibitiva «lā tajʿalnā» (non fare di noi) e la richiesta «najjinā» (salvaci). È la preghiera dei giovani oppressi del popolo di Mosè, che riponevano la loro fiducia in Allah.
Tafsīr dello sceicco ʿAbd al-Raḥmān al-Saʿdī
«Dissero», conformandosi a ciò che era stato loro ordinato: «In Allah riponiamo la nostra fiducia. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non lasciare che essi prevalgano su di noi e ci perseguitino, o ci sconfiggano, così che ne siano messi alla prova e dicano: «Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati sconfitti».
«E liberaci, per la Tua misericordia, dal popolo dei miscredenti», affinché siamo al sicuro dal loro male e possiamo praticare la nostra religione in modo da poter osservare i suoi precetti e manifestarla senza avversari né contendenti.
Tafsīr dell’imām Ibn Kathīr
«E liberaci, per la Tua misericordia», cioè: salvaci con la Tua misericordia e la Tua benevolenza, «dal popolo dei miscredenti», cioè da coloro che hanno negato la verità e l’hanno occultata, mentre noi abbiamo creduto in Te e confidato in Te.
I Figli di Israele si conformarono a ciò e dissero: «In Allah riponiamo la nostra fiducia. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non concedere loro la vittoria su di noi e non lasciare che ci assoggettino, altrimenti penseranno che abbiano prevalso perché sono nel giusto e noi nel falso, e per questo saranno messi alla prova. Così è stato riferito da Abū Mijlaz e Abū Ḍuḥā.
Ibn Abī Najīḥ e altri hanno riferito da Mujāhid: «Non farci perire per mano del popolo del Faraone, né punirci con una punizione che provenga da Te, affinché il popolo del Faraone non dica: “Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati puniti e noi non avremmo prevalso su di loro”, e così siano messi alla prova a causa nostra». ʿAbd al-Razzāq disse: ci ha riferito Ibn ʿUyayna, da Ibn Abī Najīḥ, da Mujāhid, riguardo alle parole «O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori»: «Non lasciare che essi prevalgano su di noi, altrimenti ci perseguiteranno».
Tafsīr di al-Baghawī
«Dissero: “In Allah riponiamo la nostra fiducia”», cioè: ci affidiamo a Lui. Poi invocarono, dicendo: «O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per il popolo degli oppressori», cioè: non concedere loro la vittoria su di noi e non farci perire per mano loro, affinché non pensino che non eravamo nel giusto e non accrescano così la loro ribellione. Mujāhid disse: «Non punirci con una punizione che provenga da Te, affinché il popolo del Faraone non dica: “Se fossero stati nel giusto, non sarebbero stati puniti”, e non pensi di essere migliore di noi, venendo così messo alla prova». «E liberaci, per la Tua misericordia, dal popolo dei miscredenti».
Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī (n. 6347) si riferisce da Abū Hurayra che il Profeta invocava Allah chiedendo di essere salvato dalla gravità delle prove e dalla sopraffazione dei nemici.